Il Tirreno

Prato

Effetto Renzi, ora è più forte l’ipotesi di una candidatura di Biffoni

di Carlandrea Poli
Effetto Renzi, ora è più forte l’ipotesi di una candidatura di Biffoni

Prato, se il deputato del Pd scendesse in campo per le amministrative di primavera il partito potrebbe rinunciare alle primarie. Lui: «Per ora resto a Roma, poi si vedrà»

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PRATO. Successo bulgaro e grande soddisfazione, ma per i renziani adesso, dopo la vittoria di Matteo Renzi alle primarie per il segretario del Pd, dove il sindaco di Firenze ha preso a Prato l’82%, arriva il momento dell’assunzione della responsabilità. Verso il partito e ancor prima verso la città. Con l’ineludibile riaffacciarsi nel proscenio della candidatura a sindaco di Matteo Biffoni, la prosecuzione del consenso plebiscitario di Renzi in scala pratese.

D’altronde, il risultato va oltre le aspettative. Per capirlo è sufficiente ascoltare in conferenza stampa – a chiosa del risultato acquisito – Filippo De Rienzo, che col leader nazionale dei rottamatori in comune non ha soltanto un’allitterazione del cognome ma anche il linguaggio diretto: «Non ce l’aspettavamo, forse è pure eccessivo» ammette, per quanto sia, stavolta, tentato dal tirare il freno di fronte a cotanta investitura popolare.

Per arrivare a una candidatura Biffoni alle amministrative di maggio 2014 De Rienzo pone una condizione: «Conta prima di tutto un partito unito e in questo senso dovrà essere la scelta della persona giusta per le elezioni. Noi siamo gli interlocutori principali in questo momento, ma ci rendiamo conto di non esserci solo noi». Ancor più esplicito è Ciro Becchimanzi, che immagina un arrivo da salvatore del centrosinistra per il deputato pratese qualora il partito si trovasse nuovamente afflitto dalle divisioni sulla falsariga del duello Abati-Carlesi del 2009: «Matteo ha detto di essere a disposizione qualora serva. Nel caso in cui il Partito democratico si trovasse spaccato lui ci sarebbe». Chi ci consente di arrivare a dama di questo ragionamento è Roberto Pagliocca, fin da settembre teorico di uno schema: cuperliano segretario (Bosi) e un renziano sindaco (Biffoni). «Deve essere, però, solo lui il candidato». La traduzione elettorale, sarebbe che il Pd salterebbe il passaggio insidiosissimo delle primarie, memori del falò del 2009.

In qualche modo un esame di maturità al quale il centrosinistra sarà chiamato a maggio, di fronte al quale la coesione è d’obbligo. Un richiamo in tale direzione giunge da Ivano Menchetti, che da cuperliano vuole sganciare l’esito delle primarie da quello – per loro vittorioso – del congresso provinciale. Non che vada meglio ai civatiani. Antonio Nelson Facchi coglie solo la “magra consolazione” di vedere il suo leader nazionale secondo, ma al di sotto delle due cifre. Il messaggio dirompente di cesura col passato viene colto appieno dal segretario dei democratici, Gabriele Bosi che prova a farsene interprete: «Dai pratesi giunge una richiesta di innovazione. Biffoni potrebbe essere la figura giusta per portarla avanti al pari di altri». Il segnale, del resto, è scolpito nei caratteri cubitali della partecipazione: «Inizialmente pensavo che fosse giusto fare il raffronto nell’affluenza con il congresso del 2009 (Bersani-Franceschini-Marino, a Prato 14.000 ndr). Oggi mi rendo conto che il metro di misura appropriato fossero le primarie per la premiership dell’anno scorso. Il Pd ne esce vincente». Alla fine della cavalcata ci si accorge che il meno biffoniano di tutti sia proprio lui, Matteo come lo chiamano affettuosamente dirigenti e militanti a Prato: «Se la città, in questo momento, ha bisogno di qualcuno a Roma per ottenere con ferocia delle risposte, quello sono io – confida il deputato – Nei prossimi mesi questo sarà il mio impegno, poi si parlerà anche del sindaco ma senza automatismi».

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