Il Tirreno

Prato

La cioccolata in tazza e le calle Il tempo si è fermato in Giolica

di Alessandra Agrati
La cioccolata in tazza e le calle Il tempo si è fermato in Giolica

Le signorine Anna e Maria Felicita Cecconi sono le custodi della casa di Giovan Battista Mazzoni che nel 1200 aveva ospitato un convento. Il 26 luglio la cappella di S.Anna apre al pubblico

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PRATO. Le signorine Anna e Maria Felicita Cecconi sono le custodi della casa di Giovan Battista Mazzoni, che ha progettato proprio a Prato i primi telai tessili, ma più in generale di quello che è stato un convento nel 1200 con tanto di cappella annessa: Sant' Anna in Giolica. «Siamo nate in questa casa che era della nostra nonna – spiega Anna – poi siamo venute a vivere stabilmente dopo la guerra, da allora non ci siamo più trasferite e abbiamo cercato di mantenere questa struttura». Entrare nell'abitazione delle signorine Cecconi è come fare un piccolo viaggio nel tempo; si è accolti da una gentilezza ed educazione di altri tempi, in una casa che ha mantenuto intatto tutto il suo valore artistico. «Quando siamo arrivate a Prato – ricorda Maria Felicita, il nome è lo stesso della nonna e della moglie del Mazzoni – intorno alla casa c'erano solo terreni e olivi. Da piccine, quando venivamo a salutare la nonna, correvamo per infiniti prati e giocavamo davanti all'ingresso del convento dove ci sono ancora tre grossissimi alberi secolari».

Per diversi anni la famiglia Cecconi, il babbo era un militare, ha mantenuto le proprietà impedendo di fatto la lottizzazione di “Giolica”, appellandosi al fatto che nella Chiesa di Sant'Anna venivano sepolti i membri della famiglia (c'è anche Mazzoni) e quindi nel raggio di 250 metri non si poteva costruire. «I tempi sono poi cambiati – spiega Anna – e così abbiamo iniziato a vendere le nostre proprietà e piano piano è iniziata a sorgere il quartiere di Giolica». Siamo negli anni '50 in pieno boom economico. «Al nostro arrivo c'era la chiesa dei Cappuccini e a Sant'Anna si celebrava la messa». Una tradizione che è rimasta per il 26 luglio e per i morti, si è persa invece l'usanza della notte di Natale. «Aprire la casa il giorno della patrona – spiega Felicita - è un' usanza che risale al monastero e che noi abbiamo continuato a mantenere, in primis mia mamma che acquistò appositamente un servizio di porcellana bianca per offrire la cioccolata». Venivano da tutte le parti per assaggiare la cioccolata di casa Cecconi «Ancora oggi la facciamo, anche se ognuno si serve per conto proprio. Al tempo era la padrona di casa che aveva questo importante compito». Il giorno di Sant'Anna la chiesa viene addobbata: le signorine conservano ancora in una cassetto le tovaglie antiche inamidate e sempre pulite. Il rinfresco vien fatto nel giardino della foresteria del monastero da cui vengono presi anche i fiori per addobbare l'altare.

«Abbiamo ancora i bulbi di calle della nonna - spiega con orgoglio Maria Felicita – ogni anno rifioriscono». Del resto i fiori del giardino di Mazzoni sono famosi: negli anni 70 il Giovedì santo un mazzo con un vaso speciale veniva portato alla Chiesa dei Cappuccini per essere depositato sull' altare. Ma la chiesa delle sorella è quella di Sant'Anna, la cupola si vede da lontano e per forma ed importanza è seconda sola a quella di Santa Maria delle Carceri, che è stata restaurata dai Lions per volontà di Pietro Vestri con cui Maria Felicita ha condiviso i primi anni di liceo, nella cappellina sono stati battezzati e si sono sposati tutti i membri della famiglia, recentemente è anche stata sistemata la cupola per evitare ulteriori infiltrazioni. «Per noi – spiegano – è un dovere morale mantenere questo patrimonio in buono stato tanto che abbiamo scritto una sorta di testamento spirituale, disseminando varie copie per la casa, affinchè i nostri nipoti si impegnino a preservare almeno la parte della foresteria del convento, in pratica il pian terreno».

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