Italia
Piera Degli Esposti: «D’Annunzio scriveva dell’erotismo come nessuno è riuscito a fare»
Intervista all’attrice che porta in scena al Teatro Politeama una rilettura scenica di alcune lettere inedite del Vate curata da Dacia Maraini
PRATO. Ha tanti bei ricordi legati a Prato. Uno su tutti è quando nel 2011 al Metastasio ad applaudirla c'era Lucio Dalla, suo amico fin dall'infanzia. Piera Degli Esposti, signora indiscussa del teatro, del cinema e della tv, domenica 8 dicembre è di scena al Metastasio con “Lettere d'amore” (ore 21, spettacolo fuori abbonamento). Una rilettura in chiave teatrale di alcune lettere inedite di Gabriele D'Annunzio, inviate a Barbara Leoni, a cura di Dacia Maraini (che introdurrà la rielaborazione teatrale). Le musiche originali di Federica Clementi sono eseguite dal vivo da Pino Clementi (sax e flauto traverso) ed Eleonora Tomassetti alla fisarmonica.
Lo spettacolo omaggia i 150 anni della nascita del “Vate” ed è promosso dal Metastasio insieme all'assessorato alla cultura del Comune di Prato. A salire sul palco sarà Piera Degli Esposti che si racconta al nostro giornale.
«Conosco bene Il Tirreno - esordisce – e ho un bellissimo rapporto con Livorno dove ha sede la testata. Amo quella città, il mare e la sua terrazza Mascagni».
Signora Degli Esposti, cos'e' per lei recitare D'Annunzio?
«E' molto affascinante. Aveva una scrittura pittorica e per un attore è un piacere immergersi in quello che ha composto. La sua scrittura è sempre metafisica, fatta di metafore. E poi D'Annunzio è molto erotico, scriveva dell'erotismo come nessuno è riuscito a fare. Lavorare, inoltre, con Dacia è sempre un piacere. Su queste lettere per niente conosciute Dacia ha confezionato uno spettacolo dove io sono sia D'Annunzio sia una donna anonima. Per me, attore e attrice perché mi esprimo attraverso queste espressioni, è meraviglioso. Conosco poi i ritmi di Dacia con la quale ho scritto un libro - Storia di Piera - diventato poi un film per la regia di Marco Ferreri (Piera Degli Esposti firma la sceneggiatura, ndr)».
Il suo rapporto con Prato?
«Bellissimo. Come prima cosa mi torna alla mente quando, pochi anni fa, al Metastasio ero di scena con “Molly, cara”. Per mia gioia c'era seduto in prima fila Lucio Dalla. Eravamo grandi amici e fu compagno di banco di mio fratello. In quell'occasione a Prato fui felicissima di averlo in teatro. Mi regalò anche una mise particolare (e ride, ndr). Prato è fatta a misura d'uomo e qui sento la forza teatrale della città. E ci torno sempre volentieri. Quando parlo di Prato, poi, non posso non citare Massimo Luconi».
Lei è stata diretta anche da un pratese.
« Si, nel 2010 da Giovanni Veronesi. Il film era “Genitori & figli. Agitare bene prima dell'uso”».
Oltre che con Prato, lei ha un feeling particolare con la Toscana. A Firenze, ad esempio, incontrò Alberto Paloscia, direttore artistico del Cel-Teatro di Livorno.
«Ero alla Pergola. Paloscia venne da me in camerino proponendomi di dirigere un'opera lirica, cosa che non avevo mai fatto. Fu tanta la sua determinazione che accettai. E a Livorno, nel 1994, il debutto alla regia con “Lodoletta” di, guarda caso un toscano, Mascagni. (L'attrice ha firmato in seguito altre regie liriche, ndr)».
La sua carriera è costellata di riconoscimenti importanti: due David di Donatello, un Nastro d'argento speciale, un Globo d'oro e il premio Flaiano. da pochi giorni al suo palmares si aggiunge il premio Maria Adriana Prolo.
«Me lo hanno consegnato a fine novembre al Torino film festival. Mi ha fatto molto piacere ricevere questo premio intitolato ad una grande donna che è stata la fondatrice del museo nazionale del cinema di Torino».
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