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Prato

Morti al Macrolotto, indagato anche il proprietario italiano

Morti al Macrolotto, indagato anche il proprietario italiano

Il magistrato titolare dell’inchiesta ha convocato in procura un socio dell’immobiliare Spuntano altri due nomi delle vittime, ma quattro corpi sono praticamente irriconoscibili

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PRATO. «Nel corso di questa giornata ci saranno nuovi indagati». È quanto ha annunciato ieri mattina il capo della Procura di Prato Piero Tony parlando dell’inchiesta sui sette morti nella confezione cinese “Teresa Moda” in seguito a un incendio che ha distrutto la fabbrica-dormitorio.

Tutti hanno pensato al proprietario italiano del capannone. E la previsione si è avverata nel pomeriggio, quando il sostituto procuratore Lorenzo Gestri ha effettivamente convocato in Procura per stamattina Giacomo Pellegrini, il socio accomandatario dell'immobiliare Mgf, proprietaria del capannone di via Toscana. Il proprietario italiano va ad aggiungersi ai quattro cinesi già iscritti nel registro degli indagati: Li Jianli, formale titolare della confezione, e i tre connazionali che vengono ritenuti gestori di fatto dell'attività.

Intanto, viene ritenuta attendibile la lista di nomi fornita dalle associazioni cinesi e dal console alla squadra mobile di polizia che lavora all’identificazione dei sette operai cinesi morti nell’incendio di domenica.

Secondo quanto riferisce la Questura, rimane solo qualche dubbio sulla seconda donna che si è aggiunta alla lista, Zheng Xiuping, mentre sono stati resi noti i nomi di altre tre vittime, quelle in possesso del permesso di soggiorno. Si tratta di Wang Quntao, 47 anni, identificata già domenica dal marito grazie a una catenina col nome di Wang Chunhao; Su Qifu e Dong Wenqiu, due uomini.

Mancano i nomi degli altri, anche perché la Procura sta cercando di associare a ogni singolo nome un corpo e quattro corpi al momento non sono riconoscibili. Il compito non facile tocca alla squadra mobile, che dovrà fornire al sostituto procuratore Lorenzo Gestri i riscontri necessari per arrivare alla identificazione ufficiale. A quel punto partiranno gli avvisi di garanzia nei confronti degli indagati (come detto, Giacomo Pellegrini, la cinese Li Jianli, titolare formale della confezione e i tre presunti gestori di fatto) e dei parenti delle vittime che hanno diritto a partecipare all’autopsia, non prima della prossima settimana.

Se non fosse possibile arrivare all'identificazione, si tenterà con la comparazione del Dna, ma il magistrato non esclude di dare il via libera all'autopsia sulle tre salme ufficialmente identificate.

Tra i sette morti ci sono quattro irregolari, operai senza permesso di soggiorno come uno dei due feriti, oltre a una donna che aveva in corso una pratica di regolarizzazione.

In Procura è stato sentito anche uno dei soci dell’immobiliare Mgf, proprietaria del capannone, che ha confermato di aver stipulato il contratto con Li Jianli, ma ha aggiunto di aver riscosso l’affitto da altri tre soggetti, che sono quelli poi indagati perché ritenuti gestori di fatto dell’attività.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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