Mulini e tabernacoli, i piccoli grandi tesori del Montalbano
Presentato il volume che raccoglie 350 luoghi e ne racconta le storie che la gente del posto si è tramandata negli anni
CARMIGNANO. Ci sono antichi mulini e fornaci, ville e fattorie. E poi coloniche, frantoi, chiesette, oratori e tabernacoli sparsi per tutta la campagna. Luoghi e storie. Più di 350 piccoli e grandi tesori del Montalbano, luoghi legati ad un mondo rurale quasi scomparso o alla guerra, a leggende, 'paure' e antichi mestieri perduti, sono finiti in un libro, con tanto di carta per raggiungerli.
Il volume è stato presentato al circolo Arci “11 giugno” di Carmignano, con attori della Compagnia Ottone Teatro che ne hanno letto alcuni brani. A trasformare in parole quei luoghi ci hanno pensato Paola Donatucci, Lucia Pasquetti e Ilaria Meoni, mentre Daniela Quirino, impiegata della Provincia, li ha riuniti in una mappa. La ricerca è stata promossa dall'Arci di Prato.
Le segnalazioni sono però partite dai cittadini dei due comuni medicei: loro anche le storie che ne sono un tutt'uno, raccontate magari dai nonni. Il volume sui comuni medicei, parte di un progetto più ampio della Provincia, arriva dopo le ricerche che già avevano interessato Montepiano, Cantagallo e Vaiano. Successivamente sarà la volta di Montemurlo e Prato. Attraverso quei tesori e quei luoghi si raccontano così storie che altrimenti rischiavano di andare dimenticate, come quelle dei cavatori di pietra o degli scalpellini di Comeana e Poggio alla Malva, dei fornaciai che cuocevano i mattoni usando sabbie e argille dei fiumi o dei boscaioli di Bacchereto che salivano la notte sui crinali del Montalbano. Si parla anche della mezzadria che non c'è più e dei signori che abitavano le ville del Montalbano o ci venivano d'estate, dai Michon Pecori di villa Calavria, detti “Contini”, alla Lepri delle Farnete, dai Niccolini di Carmignano che fecero costruire la stazione per trasportare il vino da vendere lontano ma poi persero tutto alla contessa Maraini che fece realizzare un giardino a Prato Rosello e ogni anno invitava a un pranzo in villa ad Artimino i suoi oltre sessanta mezzadri. E poi i Contini Bonacossi, tuttora proprietari di Capezzana, che all'inizio del secolo comprarono la tenuta insieme a quella di Trefiano e Poggetto, riunendo oltre 120 poderi che si distinguevano per il colore rosso con cui furono ridipinte tutte le case. Nel libro si parla poi dei luoghi in cui si andava per le feste: per l'Ascensione da Poggio alla Malva e Artimino si saliva ad esempio a Prato Rosello, da Poggio e il Poggetto alla villa forticata del Cerretino. (w.f.)
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