Prato, strage in fabbrica: quattro indagati cinesi. In mille alla fiaccolata per le sette vittime
Disastro colposo, omicidio colposo plurimo, omissione dolosa di tutela e sfruttamento di manodopera clandestina le ipotesi di reato. Il ministro Giovannini chiede più fondi per le ispezioni nel distretto cinese. Giacomelli al premier: "Il prossimo consiglio dei ministri sia a Prato"- L'intervento - Domani la giornata di lutto cittadino con il consiglio comunale solenne che al termine deporrà una corona sul monumento ai caduti sul lavoro
L'APPELLO DI NUTI: PRATO NON FARMI VERGOGNARE DI TE - IL FOTOREPORTAGE

PRATO. Circa mille persone si sono assiepate di fronte alla porta della ditta di via Toscana dove l'incendio di domenica mattina ha ucciso sette operai cinesi: alla base del portone di ghisa nella fabbrica distrutta c'é un simulacro con sei di sette fotografie delle vittime e centina di candele e mazzi di fiori. Alla fiaccolata hanno partecipato soprattutto cittadini cinesi che hanno accompagnato con un canto costante il rito di commemorazione dei propri connazionali.
FOTO: LE IMMAGINI DELLA FIACCOLATA
La settima vittima, la seconda donna morta nell'incendio, si chiamava Zheng Xiuping (foto a destra), aveva 50 anni e era arrivata in Italia a febbraio dalla provincia del Fujian grazie al ricongiungimento col marito, che lavorava in precedenza nella confezione "Teresa Moda" ma poi era ritornata in Cina. Il marito si trovava in Cina con i due figli ed è stato avvertito dagli amici della tragedia e della morte della moglie.
Alla fiaccolata numerosi anche gli italiani: tra le istituzioni pratesi sono presenti l'assessore comunale alla cultura Anna Beltrame, l'assessore comunale all'integrazione Giorgio Silli, l'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini, la console cinese a Firenze, la vicepresidente della provincia di Prato Ambra Giorgi. Durante la commemorazione il presidente dell'Associazione Italia-Cina, l'imprenditore Gabriele Zhang ha letto un messaggio nel quale chiede alla propria comunità di "prendersi la responsabilità e cambiare l'atteggiamento autonomamente per arrivare al rispetto delle regole".
Domani, mercoledì 4, si osserverà il lutto cittadino e alle 12 ci sarà una fermata simbolica nelle scuole e negli uffici pubblici. Alle 15,30 si terrà una seduta straordinaria del consiglio comunale, mentre in serata, alle 18,30, Cgil, Cisl e Uil hanno indetto una marcia silenziosa.

(I volti delle vittime sulla porta della fabbrica incendiata)
L'inchiesta giudiziaria. Intanto la Procura di Prato ha confermato che sono quattro gli indagati nell'inchiesta sull'incendio nel quale domenica 1° dicembre sono morti sette operai cinesi all'interno della Teresa Moda di via Toscana, nel Macrolotto. Lo aveva preannunciato in mattinata il procuratore capo Piero Tony, intervenuto in diretta a "Radio anch’io" su Radio1 Rai. Si tratta della donna che risulta titolare della ditta e dei tre presunti gestori di fatto, tutti cinesi. Le ipotesi di reato sono disastro colposo, omicidio colposo plurimo, omissione dolosa di tutela e sfruttamento di manodopera clandestina. Per ora si tratta di cittadini cinesi, «ma non escludo - ha detto il procuratore - che si arrivi a persone di nazionalità italiana». Alla domanda se anche il proprietario italiano del capannone dove è avvenuta la tragedia possa essere tra gli indagati, il procuratore non ha risposto.
Tre i titolari occulti. Sono stati sentiti i soci della società immobiliare Mgf (la famiglia Pellegrini), proprietaria del capannone di via Toscana per accertare con quali modalità avveniva il pagamento degli affiti. Dalla testimonianza è emerso che il contratto d'affitto risulta intestato effettivamente a Li Jianli, la donna cinese di 44 anni residente a Roma di cui si sono perse le tracce, ma che i pagamenti, effettuati anche attraverso degli assegni, venivano fatti da altre tre persone che si ritene fossero i gestori di fatto dell'azienda. La polizia sta effettuando invece una serie di verifiche sulla lista dei sette nom delle vittime forniti dal console cinese alla polizia per accertarne l'identità. Il sostituto procuratore Lorenzo Gestri ritiene che sostanzialmente la lista sia attendibile ed è in attesa di ricevere i riscontri dalla polizia. La squadra mobile ritiene attendibili sei dei sette nomi, mentre accertamenti sono in corso sull'ultimo, quello di Zheng Xiuping, la donna di 50 anni il cui marito è arrivato martedì sera dalla Cina. Per avere i riscontri sulle identità serviranno probabilmente giorni.
Tanti irregolari tra i morti. Sono quattro o forse addirittura cinque i cinesi senza permesso di soggiorno tra i sette morti della Teresa Moda. Lo ha accertato la squadra mobile di polizia sulla base della lista fornita dalle autorità cinesi. Un altro irregolare è uno dei due cinesi feriti e ancora ricoverati in ospedale.
LA CRONACA: SETTE OPERAI MORTI - FOTO: I SOCCORSI - LE BARE - DENTRO ALL'INFERNO
I cinesi: "Tutti identificati". Intanto le associazioni dei cinesi a Prato hanno fatto sapere informalmente che tutte e sette le vittime (dovrebbe trattarsi di cinque uomini e due donne) sono state identificate. La notizia ha colto ha destato sorpresa e un po' di irritazione in Procura e in Questura, visto che le autorità italiane stanno cercando da più di 48 ore di identificare le vittime e hanno dato un nome solo a due morti, un uomo irregolare e una donna. Non risulta che le autorità cinesi si siano messe in contatto con la Procura o con la Questura per dare una mano all'identificazione. La console cinese si incontrerà nel pomeriggio col dirigente della squadra mobile di polizia, Francesco Nannucci, per aggiornarlo sulle novità. Informalmente i cinesi hanno fatto sapere che i nomi delle sette vittime verranno resi noti nel tardo pomeriggio durante la fiaccolata davanti alla confezione di via Toscana. Questa mancanza di comunicazione fa il paio con l'organizzazione di due fiaccolate congiunte, una martedì sera promossa dai cinesi, una mercoledì sera promossa dagli italiani, sindacati in testa. E' la rappresentazione plastica di due mondi che non si parlano.
Ambasciatore, visita fantasma. Un'altra dimostrazione dell'incomunicabilità tra istituzioni cinesi e italiane è la visita lampo che l'ambasciatore Li Ruiyu ha fatto in mattinata, insieme alla console Wang Xinxia, ai due sopravvissuti al rogo, ricoverati in ospedale. Nessuno in Prefettura, in Procura o in Questura è stato avvisato che l'ambasciatore sarebbe stato a Prato, nemmeno la Digos. I due diplomatici si sono fermati brevemente a parlare con i medici per informarsi delle condizioni dei due uomini che sono ancora in rianimazione per le difficoltà respiratorie provocate dall'intossicazione da monossido.
Chiarito il mistero dei due passaporti trovati nelle macerie: appartengono ai genitori del bimbo scapato all'incendio. Lei è sana e salva, lui, ricoverato in ospedale, è grave ma sta migliorando.
DOSSIER: TUTTI I VIDEO - FOTO: I DORMITORI SOPRA ALLE FABBRICHE
"Disperati, non schiavi". Il procuratore Tony ha per ora escluso, allo stato delle indagini, che si possa ipotizzare il reato di riduzione in schiavitù. «Io vedo dei disperati, delle vittime due, tre, quattro volte che vanno via da una parte per cercare altro» ed ha parlato di persone che sono vittime della «schiavitù dell’ingiustizia». Il magistrato ha anche spiegato perchè è difficile, molto complicato contrastare la diffusione di quel fenomeno sommerso: «Ogni cinese è un microimprenditore che si aggrega in realtà come quel capannone oppure da solo. È un alveare e con la penuria di risorse che le forze hanno qui a Prato, con organici tarati a 30 anni fa, è pressoché impossibile il controllo totale».
L'INCHIESTA E IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO
Intanto le istituzioni si sono mosse su più fronti per commemorare le vittime dell'incendio nella fabbrica cinese, e fare luce su quanto accaduto e contrastare con ancora più fermezza il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza e sul trattamento dei lavoratori nelle aziende tessili condotte da cinesi. Una squadra interforze ha controllato altre confezioni cinesi sequestrando una fabbrica-dormitorio.
SFOGLIA LE IMMAGINI DEL BLITZ INTERFORZE - FOTOGALLERIA - 2
Informativa urgente del ministro del Lavoro Giovannini alla Camera sulla tragedia di Prato. Il ministro oltre a presentare i numeri dei controlli delle aziende (1571 nel biennio 2012-2013, circa 400 i lavoratori senza permesso di soggiorno trovati), ha afffermato che all’interno del capannone di via Toscana le norme di sicurezza sul lavoro non sono state rispettate e che i fondi per le ispezioni nel distretto parallelo di Prato, non sono sufficenti. “Ho chiesto che Prato – ha detto il ministro – su questo fronte esca dai legacci della spendig review”. Giovannini ha chiesto un emendamento alla legge di stabilità per aumentare i fondi da destinare alle ispezione alle aziende.
È stato il deputato pd Antonello Giacomelli il primo a intervenire affermando che da più di 15 anni Prato lancia grida d'allame al governo nazionale ottenendo solo risposte parziali. "È ora di cambiare passo di marcia – ha detto Giacomelli – Al governo non chiediamo sussidi o prebende per Prato ma interventi efficaci: più controlli nei capannoni che bisogna che vengano fatti ma che non bastano da soli. Nei capannoni si trovano solo gli sfruttati, bisogna alzare il tiro e colpire chi organizza lo sfruttamento”. Giacomelli ha chiesto al ministro Giovannini di avviare subito a Palazzo Chigi il coordinamento delle poltiche per il distretto di Prato e al primo ministro Enrico letta di riunire a Prato il prossimo consiglio dei ministri. Quelle di Giacomelli sono proposte condivise con i centrodestra. Si tratta delle stesse proposte che al Senato, alle 16,30 di oggi, martedì 3 dicembre, farà il senatore di Forza Italia Riccardo Mazzoni.
Il giorno dopo la strage, lunedì 2 dicembre, il presidente della Repubblica era intervenuto con una lettera indirizzata al presidente della Regione, Enrico Rossi: "Al di là di ogni polemica o di una pur obbiettiva ricognizione delle cause che hanno reso possibile il determinarsi e il permanere di fenomeni abnormi, sollecito - scriveva Napolitano - a mia volta un insieme di interventi concertati al livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano" (il testo della lettera).
Il lutto cittadino. Il sindaco Roberto Cenni e la giunta hanno indetto il lutto cittadino per mercoledì 4 dicembre e la seduta straordinaria del Consiglio comunale lo stesso giorno alle 15.30. È la prima volta nella storia della città che viene indetta una giornata di lutto. Al Consiglio sono stati invitati a partecipare il Prefetto Maria Laura Simonetti, i parlamentari e l' europarlamentare eletti a Prato, il presidente della Regione Enrico Rossi e i consiglieri regionali eletti a Prato, il presidente della Provincia Lamberto Gestri, i sindaci dell'area, il presidente del Tribunale di Prato, il Procuratore della Repubblica, i sindacati, le categorie economiche, il vescovo Franco Agostinelli e il console cinese Wang Xinxia. Al termine, verso le 19,30, tutti i partecipanti al consiglio comuale solenne si uniranno al corteo organizzato dal sindacato per rendere omaggio alle vittime della strage deponendo una corona di fiori sulla lapide dei caduti sul lavoro in piazza Cardinale Niccolò.
Le bandiere saranno a a mezz'asta in tutti gli edifici pubblici, la campana civica di Palazzo Pretorio suonerà a lutto all'inizio del Consiglio straordinario delle 15.30 e alle 12.00 nelle scuole e negli uffici pubblici sarà osservato un minuto di silenzio e raccoglimento. Il Comune invita i commercianti e i cittadini ad esporre su negozi ed abitazioni dei drappi neri in segno di partecipazione alla tragedia in cui sono morte 7 persone: «Rispetto alla situazione del nostro territorio - afferma il sindaco Cenni - , l'indizione di una giornata di lutto può rivelarsi del tutto inadeguata se non seguita da azioni urgenti e concrete che coinvolgano tutte le istituzioni e gli organi dello Stato, perchè la tragedia di ieri potrebbe ripetersi in migliaia di casi. Nell'esprimere il dolore per quanto accaduto, ribadisco con fermezza che non è degno di una città civile il mantenimento di un simile stato di cose. Esprimo le condoglianze alle famiglie delle vittime».
Infine il sindaco con una lettera si rivolgerà direttamente a tutte le imprese iscritte alla Camera di Commercio e alle associazioni di categoria perchè prendano atto della gravità della situazione e si adoperino immediatamente per adottare ogni misura necessaria per ripristinare la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Pd, sospeso il dibattito congressuale. "Ci uniamo alla giornata di silenzio e di riflessione di domani, sospendendo il dibattito congressuale. Un piccolo gesto di fronte a una tragedia così grande per esprimere il cordoglio di tutto il Partito Democratico di Prato". Queste le parole del segretario provinciale Pd Gabriele Bosi, che annuncia la sospensione delle iniziative della campagna congressuale in occasione del lutto cittadino indetto per domani in memoria delle sette vittime di via Toscana.
Per contattare gli autori dell'articolo potete scrivere a d.fastelli@iltirreno.it, p.nencioni@iltirreno.it, i.reali@iltirreno.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
