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Quattro rinvii a giudizio per la tragedia del sottopasso di via Ciulli
Prato, saranno processati due dirigenti delle Ferrovie, un funzionario del Comune e il direttore generale di Asm: l’accusa è omicidio colposo plurimo, ma le posizioni sono differenziate
PRATO. Il giudice dell’udienza preliminare Silvia Isidori ha rinviato a giudizio i quattro imputati dell’inchiesta sulla morte di tre donne cinesi annegate il 5 ottobre 2010 nel sottopasso di via Ciulli. Saranno processati due funzionari delle Ferrovie dello Stato, Paolo Berti, capo dell’ufficio potenziamento e sviluppo, e Stefano Caldini, direttore dei lavori del sottopasso all’inizio degli anni Novanta, insieme al funzionario del Comune di Prato Lorenzo Frasconi, dirigente del servizio mobilità e grandi infrastrutture, e al direttore generale dell’Asm Sandro Gensini, difeso da Mauro Cini. Tutti e quattro dovranno rispondere di omicidio colposo plurimo per non aver garantito, secondo la Procura, la sicurezza del sottopasso di via Ciulli.
Il giudice ha accolto le richieste del pubblico ministero Lorenzo Gestri, prosciogliendo dalle accuse altri quattro indagati (Nicola Carlomagno della ditta Romizi Costruzioni, Rossano Rocchi, dirigente del servizio manutenzione strade del Comune, Nicola Stramandinoli, responsabile del servizio Ambiente della Provincia, e Jean Marie Brouzes, procuratore di Publiacqua). Il processo inizierà il prossimo 11 febbraio ma le posizioni dei quattro imputati sono diverse. In particolare a Lorenzo Frasconi, difeso da Olivia Nati, non si contestano più omissioni relative alla fase processuale e alla mancata richiesta di autorizzazioni. Più gravi le accuse per i due funzionari delle Ferrovie, difesi da Sifrido Fenyes e Filippo Cei. Intanto il sottopasso è di nuovo sotto sequestro perché ritenuto non sicuro.
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