Il Tirreno

Prato

Pecci, parte la procedura per la mobilità

di Riccardo Tempestini
Pecci, parte la procedura per la mobilità

Conti (Rsa): ingerenza e errori, ma a pagare sono i lavoratori. Saranno licenziati cinque degli otto laureati

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PRATO. Ieri mattina ai 22 lavoratori del Centro Pecci è arrivata la comunicazione di «instaurazione della procedura di riduzione di personale», inviata dal presidente del museo nonché sindaco Roberto Cenni.

Confermato il numero degli addetti interessati alla procedura, già anticipato dal sindaco Cenni nei giorni scorsi: si tratta di nove degli undici addetti dell’Area cultura e territorio, ovvero biblioteca, accoglienza e didattica.

Riguardo ai tempi di attuazione della procedura di messa in mobilità di nove dei ventidue dipendenti sono quelli previsti dalle norme di legge, mentre si fa riferimento anche a quanto annunciato dal presidente sulle possibili incentivazioni a favore dei lavoratori interessati dai licenziamenti o a particolari attribuzioni patrimoniali, entrambe da valutare però nell’ambito delle consultazioni.

La comunicazione ufficiale di avvio della procedura ha ovviamente colpito il personale, stato d’animo di cui si fa portavoce Barbara Conti, della Rsa Cgil del museo.

La procedura è motivata dalla diminuzione di conferimenti e contributi, ma certo a incidere sono anche i numeri dei visitatori delle mostre del museo. «I dipendenti del Pecci - afferma Barbara Conti - non sono la direzione o il consiglio di amministrazione, e non possono prendere decisioni gestionali o sui contenuti di mostre o programmi. I dipendenti  seguono le linee date, mettendo in pratica le richieste dei responsabili, e, in ciascun settore, si adoperano per raggiungere gli obiettivi. Il numero scarso di visitatori, o altre critiche  non sono imputabili a tutti,  ma responsabilità di direttori artistici e del consiglio direttivo».

Per i lavoratori, insomm a, la responsabilità ricade solo alla dirigenza. «La situazione di “deperimento” del Pecci, che inizialmente era riuscito a conquistare la scena internazionale, per poi scendere di qualità e poi producendo bilanci in rosso, è dovuta alle ingerenze dell’ultimo periodo sia nella gestione delle mostre, per esempio da parte dei collezionisti sul direttore artistico, che in alcuni casi ha chiuso gli occhi, sia nelle scelte di avanzamento di alcuni dipendenti, premiati con una carriera interna solo grazie alla disponibilità a non opporsi a nessun progetto individuale e personalistico». Accuse dure, insomma, da parte dei dipendenti motivate anche dal fatto che  il Cda ha avviato la procedura di mobilità solo per l’area cultura e territorio. «I dipendenti del Pecci che verranno licenziati - tiene a precisare  Barbara Conti - sono quelli assunti per titoli nel 1988, e sui pochi del Centro Pecci laureati in Storia dell’arte o materie umanistiche. La maggioranza del personale è stato assunto a chiamata, e non ha i titoli adatti. Su 22 dipendenti ci sono solo 8 lauree specifiche, di cui 5 verranno licenziate; altri  4 hanno un diploma superiore, anche l’ex direttrice amministrativa rientra in questa categoria, di cui uno verrà licenziato; gli altri possiedono solo un livello di terza media. Forse bisognerebbe giustificare la scelta di mandar via chi ha competenza e garantisce qualità:  probabilmente ciò è dovuto solo alla volontà di levare di mezzo i dipendenti più “rompiscatole”  e di cercare personale flessibile, da “schiacciare” uniformemente verso un livello basso che può impiegarsi in posti diversi senza differenziazione».  Ma il presidente Cenni è convinto che questa è l’unica maniera per ottimizzare le risorse. «L’affermazione del sindaco  che i licenziamenti portino ad un risparmio è opinabile, perché non essendoci ancora un progetto culturale, non si sa su che base possa esserci tale affermazione». Quanto al progetto di riorganizzazione del personale attraverso le sinergie con altri musei pratesi Barbara Conti è scettica. «Né il comitato scientifico, né il direttore artistico, che attualmente non c’è, hanno dato un apporto al progetto, che vagamente afferma di voler affidare tutti i servizi ad una società esterna, da individuare con un bando pubblico, che fornisca anche le nuove figure che saranno necessarie e che verrà utilizzata da tutti i musei pratesi, secondo i momenti. Ma se si vuole rilanciare la cultura a Prato perché  licenziare gli addetti e cancellare l’esperienza di 25 anni?  Correggere e cambiare non significa buttare via».  Ma si prospetta un possibile riassorbimento degli esuberi. «Il sindaco non offre al momento  neanche certezze per il futuro dei dipendenti licenziati dal Pecci, che avranno, forse, la possibilità di essere riassorbiti dalle società che risponderanno al bando per l’erogazione dei servizi, alle quali sarà   riservato un punteggio più alto se vorranno riprenderli alle loro condizioni. Non si può certamente chiamarle garanzie». 

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