Il Tirreno

Prato

Nuovo sequestro per il sottopasso Forse non riapre più

di Paolo Nencioni
Nuovo sequestro per il sottopasso Forse non riapre più

Secondo la Procura il tratto dove tre anni fa annegarono tre donne cinesi è ancora a rischio di allagamento

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PRATO. Il sottopasso di via Ciulli, dove il 5 ottobre del 2010 annegarono tre donne cinesi, forse non riaprirà più. Giovedì è scattato un altro sequestro della struttura, non più probatorio come in origine ma preventivo. Lo ha chiesto il sostituto procuratore Lorenzo Gestri, che rappresenta l’accusa nel processo per omicidio colposo contro due tecnici delle Ferrovie, un funzionario comunale e il direttore di Asm, e disposto il giudice per le indagini preliminari Silvia Isidori.

A convincere la Procura a muovere questo passo è stato un nuovo parziale allagamento che si è verificato lo scorso 29 settembre, alla vigilia dell’udienza preliminare del procedimento per omicidio colposo. Sulla base dei rilievi fatti quel giorno dalla polizia municipale la Procura si è convinta che, in presenza di precipitazioni eccezionali, il torrente Vella corre sempre il rischio di esondare nel sottopasso, e dunque non basterebbero le precauzioni pensate per renderlo più sicuro (sensori sul livello dell’acqua collegati a due semafori agli accessi).

Il “peccato originale” del sottopasso di via Ciulli, secondo il procuratore capo Piero Tony e il sostituto Lorenzo Gestri, è che in fase di progettazione, nel 1992, non fu chiesta l’autorizzazione al Genio civile, un atto necessario quando si vanno a toccare i corsi dei torrenti, come in quel caso (il torrente Vella fu intubato). Ad aggravare la vicenda c’è anche la mancanza di un vero e proprio progetto idraulico. Di questo dovranno rispondere Paolo Berti, capo dell’ufficio potenziamento e sviluppo delle Ferrovie, che il 7 luglio 1992 firmò la convenzione col Comune, e Stefano Caldini, direttore dei lavori per conto delle Ferrovie. All’ingegner Lorenzo Frasconi, dirigente del servizio mobilità del Comune, viene contestato di aver redatto alcuni atti preparatori e, tra le altre cose, di non aver mantenuto in efficienza l’allarme che doveva segnalare il mancato funzionamento delle pompe idrovore. A Sandro Gensini, direttore di Asm, di non aver predisposto la segnaletica stradale sull’eventuale rischio di allagamento e di non aver fatto la manutenzione delle pompe.

«Abbiamo capito che la manutenzione dell’opera c’entra fino a un certo punto – ha spiegato il procuratore capo Tony – E ci chiediamo se la situazione sia sanabile». La risposta più probabile, a questo punto, è no. «Finora ci siamo sempre sentiti abbastanza tranquilli – ha aggiunto Tony, che aveva dato parere favorevole al dissequestro a patto che il sottopasso fosse messo in sicurezza – ma adesso c’è un grosso punto interrogativo». Quando il torrente Bardena è pieno, ha spiegato il sostituto Gestri, si chiude una paratia e il Vella si ingrossa ancora di più, aumentando il rischio di esondazione nel sottopasso, come è avvenuto nella notte del 5 ottobre 2010 e, in parte, il 29 settembre 2013. Il fatto che dal 1992, anno di entrata in funzione del sottopasso, non fosse successo nulla di drammatico potrebbe dunque essere il semplice frutto di una casualità fortunata. Il Comune aveva promesso di riaprire il sottopasso entro il 15 novembre, ma di fatto i lavori non sono mai partiti. Col senno di poi, forse è stato meglio così.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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