Il presidio
Ammortizzatori sociali per 8.000. Cassa in deroga, senza soldi da mesi
L’ultima tranche della cassa integrazione in deroga è stata pagata ad aprile, poi più niente Cgil e Confindustria: «Se non arrivano nuove risorse si perderanno centinaia di posti di lavoro»
PRATO. Sono quasi ottomila i lavoratori della provincia di Prato che usufruiscono degli ammortizzatori sociali. Sono in mobilità in 3.775, in cassa integrazione ordinaria e straordinaria in 1.800 e in cassa integrazione in deroga in 2.337. In quest'ultimo caso la cifra è in difetto perché è comprensiva solo di coloro la cui richiesta è già autorizzata e trasmessa all'Inps. I dati su quanti invece rimarranno fuori, anche quando il Governo stanzierà le risorse per coprire la deroga, non ci sono (tutto il dibattito sulla cassa in deroga). Si sa però, grazie agli studi dell'Inps, dell'Ires Cgil e della Regione Toscana, che il numero di ore richieste è il doppio di quelle della prima parte dell'anno. Se una parte cospicua delle ore deve essere quasi certamente assegnata agli stessi lavoratori appare evidente che ce ne sono quasi certamente di nuovi. Chi è in cassa integrazione in deroga non riscuote da mesi. L’ultima tranche è stata pagata ad aprile, poi più niente. Un esercito di persone senza alcun sostegno al reddito e in attesa che il Governo cominci a sbloccare le risorse.
«Il disagio a Prato si vede eccome», è il commento di Giancarlo Targioni segretario organizzativo della Cgil di Prato. «Lo vede l'Emporio della Caritas dove sempre più italiani si rivolgono per avere la spesa, si vede a quegli sportelli dove si possono ottenere aiuti. Adesso ad esempio capiremo un po' di cose con le domande per i contributi della Provincia rispetto agli 85 posti di lavoro disponibili».
Eppure se ci si limita ai numeri sugli ammortizzatori sociali la situazione di Prato oggi non sembra tra le peggiori in Toscana. Prima della città tessile, che ha il maggior numero di aziende in crisi legate al tessile abbigliamento, per quanto riguarda il ricorso alla cassa integrazione in deroga, ad esempio, ci sono Firenze (5.875 lavoratori), Arezzo (2.873) e la vicina Pistoia (2692).
Un dato che non può però essere interpretato solo positivamente infatti i numeri potrebbero essere inferiori solo perché la crisi del tessile è cominciata prima e ha fatto sì che un numero consistente di lavoratori abbia già finito il periodo di cassa integrazione e sia entrato in mobilità se non addirittura fuoriuscito anche da questo ammortizzatore sociale. Nella nostra provincia c'è quindi una parte di disagio non compreso in questi numeri ma già in quelli della disoccupazione. Problema sentito in tutto il distretto tanto che i lavoratori della Ima di Calenzano hanno deciso di donare il loro premio di produttività al fondo della Regione che si occupa di sostenere i disoccupati e coloro che sono rimasti senza sostegno al reddito
«Da noi le casse integrazioni in deroga - spiega Targioni - stanno diminuendo non perché ci sia una ripresa del lavoro ma perché le aziende che prima avevano attivato questo ammortizzatore ora stanno chiudendo. Lo si vede dalla cassa integrazione straordinaria che è raddoppiata per le aziende sopra i 15 dipendenti. Una volta riuscivi a tenere i lavoratori legati alle aziende con la speranza che prima o poi la produzione sarebbe ripartita. Oggi questa speranza del miglioramento non c'è. Tant'è che gli avviamenti di posti di lavoro a Prato sono negativi rispetto ai licenziamenti. C'è una parte di aziende che non produce più, che non usa più la cassa in deroga e che attiva i licenziamenti. Per non parlare dell'incertezza del finanziamento della deroga: certo non aiuta e mette in difficoltà molte persone».
«Il tema del finanziamento della cassa integrazione in deroga - si unisce al segretario della Cgil il direttore di Confindustria Prato Marcello Gozzi - è fondamentale».
«Non si dimentichi - aggiunge Gozzi - che la deroga ha consentito di tenere in piedi il distretto: non è un caso del resto che questo strumento sia stato inventato a Prato. Siamo preoccupati perché mancano fondi rilevantissimi per finanziare anche chi ha già accordi fatti per il 2013 e c'è grande incertezza per il 2014. Il rischio è quello che per coloro per cui non sono possibili altri ammortizzatori sociali si debba ricorrere all'espulsione dal mondo del lavoro. Uno dei problema di Prato è la stagionalità del settore tessile e dover perdere professionalità sarebbe un ulteriore colpo al sistema e alla filiera».
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