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Prato

Condannata a dieci anni l’assassina di Cleofe Nizzi

Condannata a dieci anni l’assassina di Cleofe Nizzi

La badante georgiana Natia Tatarashvili è stata giudicata col rito abbreviato Vizio parziale di mente: finirà all’Opg. Il figlio della vittima: giusto così

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PRATO. Dieci anni di reclusione potranno sembrare pochi per un omicidio volontario, ma è quanto prevede la legge in certi casi, come quello di Natia Tatarashvili, la badante georgiana di 24 anni che ieri è stata processata e condannata per l’omicidio di Cleofe Nizzi, la pensionata novantenne uccisa lo scorso 6 gennaio a Oste di Montemurlo.

La giovane georgiana è stata processata col rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo della pena. Un ulteriore sconto le è stato concesso dal giudice dell’udienza preliminare Luca D’Addario sulla base della perizia psichiatrica redatta dal professor Rolando Paterniti che ha riscontrato un vizio parziale di mente. E così è stata accolta la richiesta formulata alla precedente udienza dal pubblico ministero Antonio Sangermano, che proponeva appunto una condanna a dieci anni di reclusione.

Questo non significa che tra dieci anni Natia Tatarashvili uscirà dal carcere, ma semplicemente che verrà trasferita in un Ospedale psichiatrico giudiziario, dove rischia di rimanere per tutta la vita. Sarà il giudice di sorveglianza a valutare periodicamente il suo stato di salute mentale e soprattutto la sua pericolosità sociale.

Che non fosse completamente pazza, ma dotata di una personalità dissociata lo dimostrerebbe anche il comportamento successivo all’omicidio. Dopo aver ucciso a coltellate l’anziana che le era stata affidata, Natia simulò una rapina sottraendo alcuni orologi e gioielli che nascose nella fodera del cappotto con una cucitura. Poi aspettò un paio d’ore e fece finta di aver scoperto il cadavere di Cleofe Nizzi al ritorno dall’immaginaria visita a un’amica. Una versione che resse una manciata di ore, sotto le domande incalzanti del sostituto procuratore Sangermano.

Prima di quel maledetto pomeriggio Natia Tatarashvili aveva tentato più volte il suicidio e quando fu ripescata dal Bisenzio disse che non sopportava più di accudire gli anziani. Un grido di aiuto che non è stato raccolto in tempo.

Ieri la giovane georgiana non era presente in aula. C’era invece il figlio di Cleofe, Giuseppe Meoni, che non è sembrato deluso dalla sentenza. «Giusto così - ha commentato brevemente - passerà tutta la vita in manicomio».

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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