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Prato

Movimento 5 Stelle, Prato vista dai candidati Pagliai e Barosco

Carlandrea Poli
Movimento 5 Stelle, Prato vista dai candidati Pagliai e Barosco

I due aspiranti alla candidatura a sindaco si sono confrontati all’ultima “graticola” prima del ballottaggio. Difficile trovare dissonanze tra i due, dal caso Varvartito al tema del distretto parallelo, dal nuovo ospedale al Monumento al vento

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PRATO. Da Varvarito al nuovo ospedale di Galciana, nel mezzo la polemica su Interporto e Monumento al vento. Unica divaricazione rilevabile, l'approccio alla questione cinese. Contro il sindaco in carica Roberto Cenni, allo stesso modo mettono fra i cattivi il governatore Enrico Rossi. Nell'ultima graticola che precede il voto di sabato e domenica per le comunarie per scegliere il candidato sindaco fra Fausto Barosco e Adriana Pagliai, il Movimento 5 Stelle esalta la sua sfaccettatura antipolitica.

Varvarito. E sulla gestione del caso Varvarito, la società di inerti che dovrebbe essere trasferita temporaneamente a San Giorgio a Colonica, iniziano a volare fendenti: «Non è stata fatta anticipatamente – Pagliai, punta il dito contro il Comune – la valutazione d'impatto ambientale, che deve sempre precedere la realizzazione di un'opera. Una delle partecipate, Consiag ha una quota nella Società Pratese di Recupero Inerti, che si trova in crisi. Perché l'amministrazione comunale è intervenuta solo per Varvarito?». Al vetriolo, invece, Barosco pronto a scagliarsi contro l'imprenditore al pari che verso la giunta Cenni: «Gli operai sono stati mandati in piazza come se fossero degli scudi umani. Ne è stata fatta carne da macello per costringere gli abitanti di Viaccia (il sito definitivo, ndr) a dire di sì». Il principio, secondo l'aspirante sindaco pentastellato dovrebbe essere quello di rimettere a Varvarito ogni decisione sulla ricerca di un nuovo terreno, se necessario anche fuori da Prato: «Se un imprenditore non è in grado di stare sul mercato chiude. Invece, con l'intervento pubblico si mandano avanti gli incapaci». Pagliai nota un parallelo fra il caso Varvarito e l'Ilva di Taranto: «Situazioni, nelle quali, si chiede di scegliere fra la sicurezza ambientale e la sicurezza del posto di lavoro».

Distretto parallelo. Peraltro, sul tema classico delle ultime campagne elettorali – distretto parallelo, rispetto delle regole – si nota l'unica sfumatura fra i due. Pagliai, in effetti, chiede di rimpolpare gli organici di forze dell'ordine, ispettorato del lavoro e Asl per aumentare i controlli anti-illegalità. Con un'ipotesi ambiziosa sulla gestione dei rifiuti: «Perché non pensiamo a estendere la raccolta porta a porta nelle zone critiche della città?». Si monitorerebbe meglio la città, è la sua tesi. Mentre Barosco si smarca dall'assessore alla sicurezza, Aldo Milone: «Gli va reso atto di aver evidenziato il problema dell'illegalità cinese quando ad alcuni faceva comodo non pensarci. Di lì a dire, però, che tutto si è risolto ce ne corre. I facili spot e gli sceriffi non funzionano».

Nuovo ospedale. Dal Comune il bersaglio diventa la Regione non appena si passa al tema del nuovo ospedale: «La vera finalità per la giunta Rossi è la privatizzazione della sanità. Per venti anni sono stati appaltati i servizi collegati alla società che l'ha costruito, in primis il parcheggio. Taglieranno le prestazioni ai pazienti per compensare i costi», prevede Pagliai. Mentre Barosco si spinge più in là e immagina una vita breve del nuovo nosocomio: «Passato il ventennio del contratto, lo butteranno giù. I pazienti stavano meglio al Misericordia e Dolce».

Interporto. Inefficiente il nuovo plesso sanitario, persino devastante l’interporto, il punto di contatto politico fra l'amministrazione comunale e regionale: «Ha rovinato l'area archeologica di Gonfienti», pensa Pagliai. «Ha avuto un impatto inaudito, andrebbero fatti pagare i danni ai responsabili. Ora il Comune vorrebbe rifinanziarlo per 5 milioni. Altri soldi per un bidone», aggiunge Barosco.

Torre al vento. Ultimo giro sull'opposizione al Monumento al Vento: una “supercazzola” secondo Barosco al pari di tutte le opere di Karavan con Pagliai a suggerire un uso migliore, per riqualificare la Calvana, dei 500 mila euro iscritti a bilancio per l'opera in onore della tramontana.

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