Il Tirreno

Prato

Un imprenditore pratese a “Piazza Pulita”: «Sono fallito, ora vendo a nero tessuti ai cinesi»

di Carlandrea Poli
Un imprenditore pratese a “Piazza Pulita”: «Sono fallito, ora vendo a nero tessuti ai cinesi»

E’ andato in onda su La7 il reportage girato nei giorni scorsi a Prato: messe all’indice le sacche di illegalità presenti nella comunità cinese: dall’evasione fiscale allo sfruttamento della manodopera clandestina

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PRATO. Evasione fiscale cinese che si accompagna a sfruttamento della manodopera e ad auto di lusso a beneficio di chi viola la legge. Così, è sufficiente il servizio di Valentina Petrini per far esplodere il risentimento pratese a “Piazza Pulita”. Contro chi ha portato il distretto tessile in ginocchio, spingendo industriali e artigiani, talvolta, a vivere lavorando a nero – vendendo magari proprio ai cinesi – o al limite della tolleranza verso il fisco. Un ex imprenditore pratese rivela nel filmato: «Da tre anni sono fallito. Ora vendo a nero tessuti e stoffe anche ai cinesi, prendendo una provvigione del 2-3%».

In rapporto all'erario, invece, la pentola a pressione salta quando prende la parola Donato Vichi titolare dell'omonima azienda ad Agliana, con la quale si è collegata ieri sera la trasmissione di Corrado Formigli. Il reportage dell'inviata de La7, con capannoni pieni zeppi di lavoratori sfruttati come schiavi – a margine del blitz della polizia municipale sono stati scoperti 2 soli contratti registrati, alla misera cifra di 250 euro, su 47 dipendenti – gli fa prendere coraggio fino a una proposta shock: «Pensavo che l'onestà pagasse, ma non è così. Questa situazione è vergognosa. Vorrei fare lo sciopero fiscale e delle banche”. Poco dopo corregge il tiro e ripiega su una “contestazione».

Il dato prevalente è l'esasperazione, che cresce dopo il giro di interventi in studio dell'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno e della renziana, Maria Elena Boschi. In effetti, la proposta principale di Vichi, abolire l'Irap per tre anni per le imprese tessili cade nel vuoto. Alemanno propone i dazi contro i prodotti cinesi e di quei paesi che fanno dumping sociale e ambientale: “Quello che avviene a Prato è la prassi in Cina”. Mentre Boschi rilancia un'idea chiave della campagna per il congresso nazionale del Pd di Matteo Renzi: combattere l'evasione e usare ogni euro recuperato in un fondo per abbassare l'imposizione.

 

A Vichi, alle sue dipendenti e all'ex imprenditrice Manuela Biliotti (contoterzista molto nota per le sue battaglie sulla crisi) non basta. I bersagli preferiti sono i politici – «da mandare tutti a casa», secondo Vichi – a seguire i cinesi e le banche. Valentina Petrini ha a tal proposito intervistato l'assessore alla sicurezza, Aldo Milone – presentato emblematicamente come un ex poliziotto – il quale torna sul caso del caso dei mutui facili ai cinesi, ottenuti malgrado dichiarazioni dei redditi irrisorie. È il secondo nervo scoperto del rapporto col distretto parallelo: la gestione del credito. Con imprenditori pratesi fra la padella del restare in un'eterna attesa per una linea di finanziamento per una ristrutturazione aziendale – è l'esempio di Vichi – o la brace di clausole capestro.

«Ho il terrore delle banche – si sfoga un altro imprenditore, ripreso alle spalle per garantirne l'anonimato –. Mi avevano proposto un conto ipotecario con una rivalutazione del tasso d'interesse ogni tre mesi, il mio commercialista mi ha consigliato di rifiutare perché sarei schiantato economicamente dopo le prime rate. Ci sono due pesi e due misure quando a chiedere un prestito, invece, è un cinese”.

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