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Muore in casa della prostituta Due casi nello stesso palazzo
Macabra coincidenza in un immobile di via Battisti di proprietà del nonno dell’assessore Silli La vittima è un uomo di 49 anni. Autopsia per capire se c’è stato ritardo nel chiamare i soccorsi
PRATO. Una macabra coincidenza si è verificata la scorsa notte al numero 8 di via Cesare Battisti, a ridosso del centro storico. Intorno all’una e mezzo qualcuno ha chiamato il 118 dicendo che in casa c’era un morto e un’ambulanza della Croce d’Oro è partita per prestare gli ormai inutili soccorsi. Sono stati i volontari dell’associazione a scoprire che il decesso era avvenuto al secondo piano, nell’appartamento in uso a una prostituta cinese. La coincidenza è che in quello stesso palazzo, di proprietà del nonno dell’assessore all’Integrazione Giorgio Silli, ma in un appartamento a piano terra, il 26 luglio dell’anno scorso un altro cliente di un’altra prostituta cinese era stato stroncato da un malore fatale. Roba da farsi gli scongiuri, insomma. E materia a sufficienza per farsi qualche domanda. Ma andiamo per ordine. La vittima della scorsa notte è un uomo di 49 anni residente a Busto Arsizio, in provincia di Varese, che era a Prato per motivi di lavoro. Non ci sono segni evidenti di violenza sul suo corpo, ma il sostituto procuratore Laura Canovai ha ordinato comunque l’autopsia per un paio di motivi. Il primo è che bisognerà capire se l’uomo ha fatto uso di droga (eventuali tracce potrebbero essere state tolte da chi è rimasto in casa); il secondo è che in apparenza la morte risalirebbe a un paio di ore prima della chiamata al 118. Nel frattempo il cliente è stato rivestito e adagiato sul letto. Se l’autopsia stabilisse che non si è trattato di un infarto fulminante, insomma, la lucciola cinese potrebbe essere denunciata per omissione di soccorso.
La donna, che ha 58 anni, è clandestina e non è la stessa che fu involontaria protagonista dell’altro decesso. Il 26 luglio 2012 fu un pensionato a soccombere durante un incontro con la lucciola orientale, alla quale non è stata mossa alcuna contestazione.
Il caso della scorsa notte dunque potrebbe essere diverso e dall’autopsia si aspettano risposte. Anche perché le morti dei clienti di prostitute cinesi stanno diventando un po’ troppe. Lo scorso 21 aprile un cliente è morto nell’appartamento di una lucciola in via Fra’ Bartolomeo. Si è poi scoperto che aveva preso un paio di “aiutini” chimici prima di seguire la donna in casa.
Ma nel caso del rappresentante tessile che fu trovato all’alba di Ferragosto 2010 in via di Canneto, portato sul posto dagli amici di una prostituta cinese che esercitava in via dei Sei, le indagini hanno appurato che il malore fatale fu provocato anche dall’assunzione di chetamina, la droga più in voga tra i tossicodipendenti cinesi e che spesso viene offerta dalle prostitute ai clienti. E’ andata così anche questa volta? Non sarebbe una prova d’accusa contro la lucciola (l’assunzione è volontaria), ma un eventuale ritardo nel chiamare i soccorsi sì.
Paolo Nencioni
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