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Urne vicine, torna di moda il social
Il difficile rapporto dei politici pratesi con Facebook e Twitter. Dal ritorno di Milone, ai tweet di Giacomelli e Nesi
PRATO. Dovessero istituire l'Oscar cittadino di Facebook a contenderselo sarebbero Aldo Milone e Matteo Biffoni. Con due stili agli antipodi: aggressivo, da trincea lo “sceriffo”; ironico, a tratti scanzonato, il giovane deputato del partito democratico.
Sono loro due a competere per il maggior tasso di attivismo e di gradimento sul social di Mark Zuckerberg.
Il social snobbato. Pochi dubbi, invece, su Twitter. Ai politici pratesi piace poco e lo sanno usare ancora meno. Qui, solo chi ha qualcosa da dire in 140 caratteri di portata nazionale riesce a ottenere un briciolo di visibilità: pensiamo al parlamentare Pd, Antonello Giacomelli plenipotenziario del ministro Dario Franceschini e vice-capogruppo alla Camera, allo scrittore Edoardo Nesi, attualmente a servizio a Montecitorio, carico di seguaci e di molte interazioni con giornalisti e contatti accumulati durante la sua scalata vittoriosa al premio Strega.
O, giusto per affacciarsi sul fronte opposto, possiamo richiamare Giorgio Silli (Pdl) assessore all'integrazione e, soprattutto, – quello che conta ai fini di Twitter – animatore della componente dei formattatori che chiede da un anno un rinnovamento profondo del centrodestra italiano. Una significativa eccezione è offerta dal Movimento 5 Stelle, che ha nel tempo costruito un profilo con quasi 1.500 follower, cinguettii pressoché quotidiani e un buon tasso di engagement.
Ovvero, per tradurre questa espressione da dizionario dei nerd, un livello apprezzabile di attrattività del brand. Concetto misurabile con le condivisioni dei tweet e citazioni ricevuti da altri utenti. Su questo versante eccelle Nesi: lo seguono in 7.900, molti dei quali dialogano quotidianamente con lui. Quando ci si sposta, poi, sui soggetti politici tradizionali – Pd e Pdl – il quadro si fa sconfortante e, a suo modo, molto bipartisan.
Non si hanno più notizie su Twitter del senatore berlusconiano Riccardo Mazzoni dal lontano 16 giugno 2012, quando attaccò il governatore Rossi sull'impiego di giovani universitari per combattere l'illegalità cinese nel progetto Prato (ebbene sì, talvolta i social servono a ricordare piani dei quali si siano perse traccia e memoria).
Disperso il Pdl, i democratici hanno un approccio alla piattaforma di microblogging 1.0. I post di Facebook di “Pd Prato” rimbalzano su Twitter e siccome non rientrano nei 140 caratteri compaiono troncati a metà con il collegamento al link originario. I palati raffinati degli utenti non gradiscono e il coinvolgimento è quasi inesistente: raro vedere retweet o post che vengono scelti come “preferiti”.
La casta non sa comunicare? È il paradigma della difficoltà per la politica locale di adeguare il registro della propria comunicazione dall'età della televisione, del messaggio che scende acriticamente dalla fonte agli spettatori, alla galassia internet che presuppone uno scambio reciproco di contenuti e opinioni fra politico e cittadino. La cui ineludibilità è ben sintetizzata da un aforisma del sociologo spagnolo Manuel Castells: «Se non vi occuperete delle reti, saranno le reti a occuparsi di voi». Vedi alla voce: Beppe Grillo.
Il boom del voto 5 stelle, del resto, è anche il frutto della scarsa capacità della cosiddetta Casta di comunicare in rete.
Mancano, ad esempio, parole chiave e metafore - preferibili quelle sportive, perché comprensibili a tutti - per colpire con efficacia e pochi caratteri l'immaginazione della gente: Obama è lontano anni luce.
Fedeltà a Zuckerberg. La politica pratese si rianima su Facebook, in alcuni casi anche troppo. L'istinto compulsivo ha già portato a una saga inenarrabile di casi nazionali creati con un post. Il repertorio è vasto: dalla battuta politicamente scorretta del leghista Paradiso (che definì “nero di seppia” il ministro Kyenge) agli insulti razzisti di esponenti Pd (Caterina Marini) e Pdl (Clarissa Lombardi) o di espliciti messaggi di omofobia (sempre Pdl, a firma di Alessia Cambi). È statisticamente più probabile trovare frasi politicamente scorrette su queste bacheche. Perché ci sono tutti i politici. O meglio, tutti tranne Riccardo Mazzoni che ha disattivato il profilo personale. Il più vivace è tornato ad essere – dopo un periodo di assenza – Aldo Milone. Il suo giorno di gloria il 2 novembre: 7 discussioni aperte di suo pugno, grandinate di commenti su qualsiasi profilo che parlasse di politica pratese, dove poter condurre con altri mezzi comunicativi la sua crociata contro il distretto cinese.
Cinque anni fa nacque un gruppo satirico “Staccate Milone da Facebook”. Andrà rispolverato? L'altro utente in vista è il deputato Biffoni, che scrive messaggi di status, non si tira mai indietro su conversazioni di carattere locale o nazionale, ricevendo in cambio un apprezzamento sopra la media: suo il record di like in un post (169). Stile renziano.
E il sindaco? Nel 2009 il futuro sindaco Roberto Cenni era stato antesignano nell'uso dello strumento: la novità per migliaia di pratesi – inascoltati dai palazzi cittadini da un lustro – di usare i suoi due profili personali (ai quali si è aggiunta successivamente la pagina fan) per segnalare disagi della città o proposte, pubblicamente, in bacheca.
Oggi quell'interesse si è in gran parte affievolito.
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