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Barosco e Pagliai candidati alle comunarie del Movimento 5 Stelle
La rosa dei cinque aspiranti alla candidatura a sindaco di Prato si è assottigliata e sarà lotta a due. Barosco ha ottenuto cento voti mentre la Pagliai si è fermata a 82. A votare sono stati in 160
PRATO. Un piano per le società partecipate, immaginando un piano di dismissioni a partire da Essegiemme e l'auspicio di rompere col passato, senza farsi “inglobare” dal sistema come – sostengono loro – sarebbe capitato al sindaco Roberto Cenni. Sotto questi auspici si presentano alla città i due candidati a sindaco del Movimento 5 Stelle: a contendersi nelle primarie del 16 novembre l'investitura sono Fausto Barosco e Adriana Pagliai. L'hanno deciso i militanti grillini ieri sera durante il voto che ha ristretto la rosa degli aspiranti da 5 a 2 nomi. I partecipanti sono stati 196, a Barosco sono andati 100 voti mentre a Pagliai 82. Staccati gli altri: Alongi e Pecchioli hanno raccolto 53 voti a testa, mentre a Baldi sono andate 45 preferenze.
I votanti potevano esprimere due preferenze per determinare il ticket degli aspiranti alla poltrona di primo cittadino. Una scelta che ha finito per ricadere sul volto inevitabilmente più rappresentativo del MoVimento a Prato e sull'anima più vicina al mondo dei comitati. Il punto più sentito e condiviso almeno ai nastri di partenza delle primarie è il nodo delle municipalizzate controllate dal Comune.
“Dobbiamo porci il quesito di come si esca dai legami di potere – è la tesi di Pagliai –. I servizi offerti da Asm e Consiag sono sempre più inefficienti e costosi. Per altre si potrebbe pensare a una dismissione”. Mentre Barosco propone di liberarsi di Essegiemme, mettendo a gara la gestione dei parcheggi al migliore offerente. Inoltre, concede una rivelazione sui rapporti all'interno di Asm, cartina di tornasole delle promesse non mantenute di Cenni: “Coinvolgemmo Vedelago per l'idea di realizzare anche a Prato un centro di riciclo, ma non se ne fece di nulla perché si mise di traverso Canovai e il sindaco seppe dirmi soltanto che d'altronde il presidente di Asm era abituato a fare inceneritori”. Barosco e Pagliai in una certa maniera rappresentano una scelta d'equilibrio fra l'ala destra e l'ala sinistra dei grillini.
Nello specifico, Barosco è il più navigato avendo maturato l'esperienza di candidato a sindaco nel 2009, quando il Movimento ancora non esisteva, sotto l'insegna della lista civica “Amici di Beppe Grillo” e da leader – nel proseguo della sua esperienza attiva – da portavoce del meetup 134. Al ballottaggio sostenne a titolo personale Cenni – annuncio che fece scalpore fra i 5 Stelle –, ma è anche la ragione per la quale oggi appare il più idoneo a intercettare i voti delusi del centrodestra. A presidiare il fianco sinistro del M5S è Pagliai. Ex vicesindaco di Montemurlo come indipendente indicata da Rifondazione Comunista nel 1995-98, nel 1999-2000 è stata consigliera comunale per l'allora partito di Bertinotti. Il suo consenso nel tempo si è alimentato stando a stretto contatto coi cittadini che nella piana Firenze-Prato-Pistoia si sono opposti alla realizzazione degli inceneritori. Al costo di essere quasi monotematica nelle due “graticole” (i dibattiti pubblici organizzati dall'M5S) ha sempre ricordato l'importanza della “sicurezza ambientale”.
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