Il Tirreno

Prato

Liti condominiali più dure tra stranieri ma se ne può parlare

di Barbara Burzi
Liti condominiali più dure tra stranieri ma se ne può parlare

C’è uno sportello per l’intermediazione culturale del vicinato «Quando gli interessati si incontrano una soluzione si trova»

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PRATO. La prima notizia è che nei condomini multietnici la convivenza sfocia più facilmente in litigi. Quel cattivo odore che proviene dalla cucina del vicino di pianerottolo, gli schiamazzi oltre l’orario consentito, i figli della coppia che abita al piano di sopra ai quali viene permesso di fare un baccano infernale correndo per casa, l’uso improprio degli spazi condominali di chi lascia biciclette e motorini appoggiati nelle parti comuni o il mancato pagamento delle spese diventano spesso motivo di controversia tra condòmini.

La seconda notizia è che nella stragrande maggioranza dei casi l’intervento della mediazione riesce ad appianare i conflitti. Si traduce così il fenomeno secondo l’esperienza dello sportello di ascolto e mediazione dei conflitti interculturali del Comune di Prato (nel 2012 è stato operativo da settembre a giugno), che l’anno scorso si è attivato per 50 volte, di cui il 70% per situazioni di difficile convivenza (rumori, odori di cibo in orari notturni o mattutini, occupazione spazio condiviso) e il 30% per conflitti di vicinato o di quartiere (schiamazzi, panni stesi in luoghi considerati inappropriati, rifiuti).

«Va premesso che il nostro osservatorio prende in considerazione quei casi che non sfociano nell’illegalità e non riguardano le condizioni alloggiative da una punto di vista igienico-sanitario - spiega Grazia Valori, coordinatrice degli sportelli - in questi casi, infatti, occorre l’intervento delle forze dell’ordine oppure dell’Asl. Per quello che ci compete, invece, ci siamo resi conto che alla base di incomprensioni e litigi ci sono quasi sempre la diffidenza e il pregiudizio».

I cinesi e gli altri. Il servizio scatta nel momento in cui lo sportello riceve la segnalazione da parte di un cittadino. Circa il 70% dei casi ha coinvolto cittadini provenienti dalla Cina, mentre il resto ha riguardato Pakistan, Romania, Nigeria e Marocco.

«Quelli che si rivolgono ai noi per primi sono prevalentemente italiani - sottolinea Valori - tuttavia sta cominciando ad arrivare qualche segnalazione anche da parte di cittadini stranieri: sono ancora pochissime, ma è comunque un segnale d’integrazione».

Dopo i colloqui individuali, viene fissata la data della mediazione alla presenza delle parti e di un mediatore linguistico quando serve. «La difficoltà maggiore - spiega Valori - è convincere l’altra parte a partecipare all’incontro. Quando poi la mediazione avviene va quasi sempre a buon fine».

Il rumore del triciclo. C’è stato il caso, per esempio, della signora che si è rivolta allo sportello perché infastidita dal calpestio proveniente dall’appartamento al piano di sopra, dove era da poco arrivata una famiglia rumena, che lei chiamava «gli zingari». «Secondo la donna era colpa dei genitori se i figli scorazzavano per casa col triciclo disturbando la quiete dei vicini - racconta Valori - ne faceva più che altro una questione di disattenzione vivendo questo eccessivo permissivismo da parte loro come una forma di maleducazione e trascuratezza nei confronti dei figli». È andata a finire che «in sede di mediazione - spiega la professionista - il padre rumeno ha ammesso di essere un po’ troppo permissivo, giustificando il suo comportamento col fatto di voler dare ai suoi figli quell’infanzia che a lui era stata negata: l’opposto di quello che pensava la controparte, la quale, infatti, ha cambiato subito atteggiamento rispetto al problema. Venuto meno il pregiudizio è stato facile venirsi incontro trovando una soluzione che non poteva che essere quella di cercare di fare meno rumore».

Odore di cucinato. Convivere con quell’odore sgradevole di cibo che arrivava dalla cucina del vicino di pianerottolo era diventato impossibile. Da qui il ricorso alla mediazione da parte di un cittadino italiano, che si lamentava di non poter più nemmeno stare sul balcone a leggersi un libro o a riposare per colpa di quelle zaffate provenienti dall’appartamento abitato da una famiglia di pakistani.

«All’incontro c’era un clima piuttosto rigido: un cittadino pakistano offeso nei suoi usi e costumi da una parte e una persona che in qualche modo si sentiva lesa nei suoi diritti dall’altra. Parlando è venuto fuori che lo sfiato della cappa della cucina dove abitavano i pakistani dava proprio sulla terrazza dell’anziano signore a causa di un vecchio errore di progettazione edilizia. Capire che non si trattava di un problema culturale (l’uomo ha detto che si sarebbe lamentato anche se avessero cucinato una ribollita) ha fatto crollare la tensione e, di conseguenza, è stato facile trovare subito una soluzione che mettesse d’accordo entrambi».

Ritardi nei pagamenti. Una famiglia nigeriana era indietro con le spese condominiali. La difficoltà di fare capire loro che doveva necessariamente rimettersi in pari per non generare conflitti tra condomini ha spinto un’amministratrice a rivolgersi al mediatore.

«La coppia nigeriana era indispettita dall’arrivo di alcune lettere che aveva interpretato come un richiamo legale ritenendosi vittima di un pregiudizio culturale tanto che i due coniugi continuavano a ripetere “delle cose si può parlare!” : - riporta la mediatrice - mentre l’amministratore insisteva sul ritardo dei pagamenti. Solo dopo che l’equivoco è stato risolto le parti sono riuscite a trovare una soluzione al problema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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