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Prato

A Prato si muore di meno Pompe funebri in crisi

A Prato si muore di meno Pompe funebri in crisi

Decessi in calo del 7% rispetto al 2012 e le tre maggiori agenzie cominciano a preoccuparsi: «Di questo passo rischiamo di dover tagliare il personale»

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PRATO. Se manca la materia prima, il lavoro, l’impresa entra in crisi. E a Prato il tessile non è l’unico settore a registrare cali di produttività. Stavolta a lanciare l’allarme sono le imprese funebri, che nell’ultimo periodo hanno visto ridursi la loro quota di mercato complice, da un lato, la crisi economica nelle tasche delle persone e, dall’altro, la contrazione dei decessi registrata nell’ultimo anno. Gli effetti cominciano a farsi sentire sul “business del caro estinto”, per la prima volta alle prese con una riduzione del fatturato. I dati forniti dallo Stato civile dell’anagrafe di Prato documentano una tendenza in calo del numero dei decessi: ad oggi, il numero dei deceduti sul territorio comunale è di 1.594 (di cui 739 maschi e 855 femmine), ben 116 in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 (1710, di cui 882 femmine). Dando uno sguardo agli altri comuni, con un indagine a campione, è emerso che il fenomeno si estende anche al resto della provincia con l’eccezione di Vernio. Il numero di morti, seppur di poco, scende anche a Montemurlo: qui, si contano 113 decessi, tre unità in meno rispetto al 2012; la stessa cosa vale per Vaiano, che registra 35 deceduti contro i 55 dell’anno scorso. Se la popolazione è più longeva, si muore di meno. A pagarne le conseguenze le imprese funebri che fanno capo alle associazioni di volontariato, le quali registrano minori entrate derivanti dalle pompe funebri. «Siamo sotto di una decina di funerali rispetto all’anno scorso – ammette Leonardo Lai, responsabile del servizio per la Pubblica Assistenza – Si tratta di una flessione che ancora non ci fa paura, ma se questa tendenza dovesse confermarsi anche in futuro dovremmo cominciare a prendere provvedimenti». «Da qualche mese a questa parte si registra un calo di lavoro – conferma Loriano Lucchesi, della Croce d’Oro - circa un paio di funerali in meno al mese, che in tutto fanno una decina rispetto a quelli che ci sono stati affidati l’anno scorso. Venendo mancare eventi climatici eccezionali, ci sono stati meno morti. Ma il vero problema è il peso della crisi sulle famiglie. Siamo al limite, di questo passo c’è il rischio di dover tagliare il personale anche se sono convinto che alla fine i conti si aggiusteranno». Va più cauto Luigi Biancalani, preposto della Misericordia: «E’ vero che c’è stata una contrazione dei decessi, ma in valori talmente modesti da non destare alcuna preoccupazione: allo stato attuale non registriamo crisi, anche grazie alla politica dei prezzi». La fetta di torta per ciascuno, tuttavia, si riduce con l’ingresso nel mercato di operatori privati ( ha aperto proprio nei giorni scorsi in via Franceschini l’azienda di pompe funebri Ciarnese) pronti a sfidare la concorrenza con il funerale low cost.

Barbara Burzi

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