Il Tirreno

Prato

Foto pornografiche di abusi su minori, arrestato camionista

di Paolo Nencioni
Foto pornografiche di abusi su minori, arrestato camionista

Prato, la polizia postale ha perquisito la casa di un cinquantenne e ha sequestrato centinaia di immagini compromettenti

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PRATO. Sono tutti insospettabili, quando li arrestano, e forse non potrebbe essere altrimenti. Chi è accusato di detenzione di materiale pedopornografico, come è accaduto a un camionista pratese di 50 anni, arrestato dalla Polizia postale, consuma il suo reato al riparo da sguardi indiscreti, nel chiuso delle quattro mura di casa, davanti a un computer, magari di notte, mentre a pochi metri di distanza dormono moglie e figli.

Di giorno, sul lavoro, può apparire una persona irreprensibile, non c’è nessun marchio, nessun segno esteriore che lo identifichi per quello che è, una persona che si abbandona a fantasie inconfessabili. E spesso il segreto è condiviso con pochissimi, in certi casi con qualcuno che i pedopornografi non hanno mai visto perché sta dall’altra parte del mondo e invia in forma anonima, spesso a pagamento, le immagini che accendono i desideri malati.

Gli uomini del Compartimento di polizia postale di Roma, sono arrivati a Prato giovedì. Sapevano dove andare a cercare. Nell’ambito di un’indagine iniziata nella capitale, avevano scoperto che su un computer in uso a un camionista cinquantenne era arrivato materiale interessante. Ma forse nemmeno loro immaginavano di trovare così tante foto che ora sono altrettante prove nei confronti del camionista.

Solo foto, niente video. Chi le ha viste le descrive come raccapriccianti. Per intendersi, non sono le “solite” foto di bambini e bambine nudi. No, ci sono immagini di minori impegnati in atti sessuali, minori vittime di violenza.

Che cosa spinga un uomo di mezza età, con impiego e famiglia, a procurarsi gratis o a pagamento roba di questo tipo è materia per gli psicologi. Quello che interessa alla polizia postale, e ora anche alla magistratura, è da dove le foto arrivano e che uso ne viene fatto.

Una volta acquisita la memoria del computer, la polizia postale ha proceduto all’arresto del cinquantenne, ora rinchiuso nel carcere della Dogaia, e ha informato il sostituto procuratore di turno, Benedetta Foti, oltre ai colleghi della Questura di Prato.

Il fascicolo d’indagine ora passerà alla Procura distrettuale di Firenze, competente per questo tipo di reato.

Sull’inchiesta vige il più stretto riserbo da parte degli inquirenti e dunque non è dato sapere se la perquisizione scattata a Prato fa parte di una più vasta operazione che coinvolge altre città italiane. Gli esempi del recente passato fanno pensare che sia proprio così. In genere le indagini sul traffico di materiale pedopornografico seguono le tracce lasciate sul web e finiscono per coinvolgere decine o centinaia di persone.

Era accaduto nell’ultimo caso che ha interessato Prato, l’inchiesta della Procura di Catania in collaborazione con la polizia tedesca che nel giugno del 2012 contò ben 109 indagati in tutta Italia. Quella volta finirono in manette otto persone.

Risale a tre anni prima l’ultimo arresto di un pratese accusato di detenzione di materiale pedopornografico. Nel dicembre del 2009 un cuoco di 35 anni finì in carcere nell’ambito di un’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Massimo Lastrucci di Firenze, inchiesta partita dalla segnalazione delle autorità austriache alle polizie di 21 paesi di tutto il mondo. Come si vede, anche in quel caso l’input per le indagini arrivò dalle tracce lasciate sul web. Molto più raramente gli inquirenti riescono a risalire ai produttori del materiale pedopornografico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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