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Prato

Pd di Prato senza pace, già tramontata la candidatura a segretario di Matteo Biffoni

di Cristina Orsini
Pd di Prato senza pace, già tramontata la candidatura a segretario di Matteo Biffoni

I nomi in pole bruciati a ripetizione nell’arco di poche ore: non si andrà a un congresso unitario nonostante gli sforzi. I “civatiani” depositeranno il nome di Gabriele Alberti, le altre “tre anime” del partito in riunione permanente

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PRATO. Un battito di ali. Tanto è durata la candidatura unitaria a segretario del Pd di Prato del deputato Matteo Biffoni. Già tramontata. Anzi forse meglio dire sepolta. Il partito non ha nemmeno avviato le pratiche per chiedere la deroga al nazionale visto che, anche sul nome di Biffoni, l'unitarietà tanto sperata non è stata trovata. Anzi, meglio dire, che l'area che fa capo a Ilaria Santi e Simone Mangani, un perimetro largo racchiuso però nel grande contenitore dei "civatiani", ha criticato la necessità di procedere a suon di deroghe per arrivare a una scelta univoca. "Appare - è stato detto nelle convulse consultazioni, soprattutto telefoniche di queste ore - come un commissariamento del partito". Punto e basta.

A poche ore dal termine del tempo per presentare le candidatura - entro questa sera, venerdì 11 ottobre, alle 19 - la situazione del Partito democratico è questa: nonostante gli sforzi non ci sarà un congresso unitario. A confrontarsi saranno almeno due "corridori". Solo su di uno c'è un pio' di certezza. L'area Santi-Mangani depositerà questa sera - salvo ripensamenti dell'ultimo minuto ai quali il partito ha abituato - il nome di Gabriele Alberti, per altro incoronato candidato di bandiera dei civatiani in una riunione di qualche giorno fa.

Le altre tre anime dei partito: "franceschianiani" che non hanno presentato un nome di corrente ma hanno partecipato alle mediazioni, “cuperliani” e “renziani” stanno ancora cercando, in quella che appare come una riunione permanente, la condivisione su un unico nome. Riusciranno a convergere? Si saprà molto presto.

Tanti, forse un po' troppi, i nomi di "papabili" alla corsa di segretario lanciati sul piatto e "impallinati" nelle due ore successive per i veti incrociati. Dalla rosa dei quattro: Lorenzo Rocchi, Simone Barni, Ivano Menchetti e Gabriele Alberti, si è passati a nessun candidato dopo un passo indietro, o forse di lato, collettivo suggerito dalla voglia di ciascuno di evitare l'inevitabile: mostrare la profonda divisione del partito. Da quel momento è iniziata la ricerca convulsa del nome unitario: Andrea Colzi, consigliere comunale, Alberto Vignali, segretario dei Giovani Democratici, a poi la virata verso Simone Mangani quindi quella su Matteo Biffoni, il candidato che è rimasto in pole di più ma perchè c’è stata una notte di mezzo. Proprio Biffoni, sulla carta, avrebbe potuto mettere d'accordo tutti. E forse sarebbe stato così se si fosse fatto all'inizio di questo gioco dell'oca dove si riparte sempre senza mai arrivare alla fine.

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