Il Tirreno

Prato

Il trasferimento fila liscio «Belle le camere a 2 letti»

di Paolo Nencioni

Undici ambulanze hanno portato 32 pazienti dal vecchio al nuovo ospedale Majno ringrazia i volontari e una donna gli chiede che fine hanno fatto i bidet

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PRATO. L’unico intoppo, se così lo vogliamo chiamare, c’è stato alle 10.20, quando il direttore generale dell’Asl, Edoardo Majno, si è presentato nel reparto di Medicina del nuovo ospedale di Galciana per chiedere ai primi pazienti trasferiti come si trovavano nelle loro nuove camere e la signora Mirella gli ha detto che sì, la camera di suo gradimento, ma non capiva dove fosse finito il bidet. Le hanno spiegato che il bidet non c’è, al suo posto ci sono delle “doccette” per limitare il rischio di trasmissione delle infezioni.

Per il resto il primo giorno di trasferimento dei pazienti dal vecchio al nuovo ospedale è filato via come meglio i vertici dell’Asl non avrebbero potuto augurarsi. Clima mite, traffico nella media, organizzazione puntuale: il risultato è che le operazioni, iniziate alle 8.40, si sono concluse ancora prima di quanto previsto, alle 12,02.

E’ stata la prova generale di quanto avverrà oggi, domani e soprattutto sabato, quando ci sarà il grosso dei trasferimenti: un centinaio di pazienti, 25 ambulanze, quasi 200 volontari e cambio in corsa del pronto soccorso. Se il buon giorno si vede dal mattino, l’ottimismo è autorizzato, anche se il direttore del dipartimento Emergenza urgenza, Simone Magazzini, avverte che siamo soltanto a un quarto dell’opera.

L’esodo dei pazienti, come detto, è iniziato alle 8,40 dal reparto di Medicina II del “Misericordia e Dolce”, quando la prima paziente è stata portata alla portineria vecchia e caricata su un’ambulanza della Pubblica Assistenza diretta a Galciana.

In totale sono state 11 le ambulanze utilizzate ieri, tre della Misericordia di Prato, una di Poggio a Caiano, una di Carmignano, due della Pubblica Assistenza, due della Croce d’Oro e due della Croce Rossa.

La centrale operativa del 118 ha coordinato tutte le operazioni ma a conti fatti è stata poco più che routine. I volontari erano stati istruiti a dovere e non ci sono stati particolari problemi se non verso la fine, quando un tamponamento sulla rotatoria davanti a Porta Leone ha rallentato un po’ il traffico.

«Nei giorni scorsi abbiamo avvertito i familiari dei pazienti - spiega il dottor Filippo Risaliti di Medicina II - di spostare gli effetti personali dei loro cari e abbiamo valutato le condizioni di ciascun paziente per dare una priorità ai trasferimenti».

Lungo il tragitto scelto per far passare le ambulanze, la viabilità è stata regolata dalle forze dell’ordine e dai carabinieri in congedo, che hanno permesso spostamenti abbastanza fluidi. A fine giornata l’Asl ha calcolato che il tempo medio di trasferimento è stato di 16 minuti, 43 minuti per l’andata e il ritorno.

Tutti i pazienti sono arrivati all’ospedale di Galciana con la propria cartella clinica e un braccialetto identificativo. Ognuno è stato accolto al piano terra e gli è stata affidata una stanza al terzo piano.

La differenza più evidente tra il vecchio e il nuovo ospedale è che a Galciana tutte le camere sono a due letti, mentre al “Misericordia e Dolce” erano anche a sei. «Sono ricoverata da 13 giorni - racconta Giuseppa Martorana, una delle prime pazienti a prendere possesso della stanza - e nell’ultima settimana ho dormito poco per via della vicina di letto che aveva qualche problema. Eravamo in cinque nella stanza. Qui starò meglio perché siamo solo in due».

Nel pomeriggio il direttore generale Majno, insieme alla direttrice sanitaria Simona Carli e al direttore dell’ospedale Alessandro Sergi, ha fatto il punto della prima giornata ringraziando in particolare le associazioni di volontariato per la professionalità dimostrata. Ha aggiunto che al vecchio pronto soccorso rimarrà una postazione di sicurezza (per chi ancora non sa che l’ospedale sta traslocando) oltre a una Tac provvisoria (il rimorchio accanto all’ingresso del pronto soccorso, in funzione ai Mondiali di ciclismo) noleggiata per una settimana per consentire lo spostamento di una delle due Tac.

Su due questioni non è stata ancora presa una decisione. La prima riguarda il nome da dare all’ospedale, che ora si chiama semplicemente Nuovo ospedale di Prato. Al direttore sanitario non piace e da un paio di sondaggi fatti dal Tirreno e da Notizie di Prato risulta che ai pratesi piacerebbe il nome del patrono Santo Stefano.

L’altra questione è quella della tv in camera. «Attualmente c’è nei reparti di Pediatria e Oncologia - ha spiegato il direttore Sergi - Per gli altri non ci abbiamo ancora pensato». A Careggi la tv c’è, ma i pazienti devono comprare una scheda per vederla. Infine il direttore generale Majno ha detto che proseguono i lavori di insonorizzazione sul tetto (protestano tre famiglie di via Ciulli) che dovrebbero essere finiti martedì.

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