Il presidio
La mia poesia danza sulle punte
Intervista a John Giorno, protagonista della beat generation, stasera al Fabbricone con i Kinkaleri
PRATO. Potenza della voce, gestualità del corpo. Lui, loro e nuovi codici di comunicazione. Per quaranta minuti la poesia uscirà dalla carta, si libererà sulla scena, si farà coreografia e movimento, durante lo spettacolo che stasera alle 22 inaugurerà il festival “Contemporanea”.
Sperimentazioni sul palco del Fabbricone con lo spettacolo “Someone in hell loves you”, omaggio a un protagonista vivente della beat generation. Da New York a Prato, per un progetto originale insieme ai Kinkaleri.
Sono passati più di quarant’anni da quando John Giorno iniziò a recitare versi al telefono e a inciderli su vinile: oggi, quasi ottantenne, John continua a macinare versi finché, cinque mesi fa, ha incontrato lungo il suo cammino la compagnia pratese di danza, ora reduci entrambi dal debutto al TerniFestival il 29 settembre scorso.
In punta di piedi, toccherà ai performer Marco Mazzoni, Simona Rossi e Jacopo Jenna rispolverare dal cassetto del poeta americano “It doesn’t get better” (in italiano, “non migliora”).
Al Tirreno, l'artista statunitense racconta come è scoccata la scintilla con i Kinkaleri.
Come è avvenuto l’incontro con la compagnia pratese?
«Mi mandarono una mail cinque mesi fa con cui mi chiedevano di poter avviare una collaborazione insieme. Mi sono detto: “Perché no?”. Mi sono fidato del mio intuito, come sempre.
Su internet ho visto i loro video e mi sono piaciuti, finché ho spedito loro una mia poesia, quella su cui effettivamente è stato imbastito lo spettacolo di stasera, “It doesn’t get better”, appunto. Del resto, non è la prima volta che mi esibisco nella vostra città».
Quali sono state le altre occasioni?
«Agli inizi degli anni Novanta. Ricordo la mia performance al museo Pecci, che era stato da poco inaugurato.
Anche allora proposi un reading. Così come stasera. Proporrò agli spettatori la mia modalità espressiva, mentre i Kinkaleri lavoreranno sul codice».
Qualche anticipazione in più sullo spettacolo di stasera?
«La mia poesia sarà trasformata in un’azione coreografica, in modo che il lavoro sulla scrittura riemerga molto fisicamente. Io recito, i Kinkaleri lavorano all’idea di costruzione della scena e del codice, in un due momenti a confronto.
Il resto… è da scoprire stasera venendo ad assistere allo spettacolo».
Come si fa poesia nel terzo millennio?
«Non solo la poesia è viva e vegeta ma sta vivendo una sorta di età dell’oro. Dal mio “Dial a Poem” di fine anni Sessanta a oggi sono passate cinque generazioni di poeti. Quando 50 anni fa concepii la poesia al telefono, pensavo che questa potesse essere divulgata attraverso qualunque mezzo espressivo.
E oggi siamo nell'era di internet, degli smartphone e dei tablet».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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