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Zonin a Prato: «Salvo il Monte dei pegni»
Il presidente della Bpvi annuncia al vescovo il dietrofront sulla chiusura. «Le parole del monsignore mi hanno toccato»
PRATO. È arrivato ieri mattina a Prato con la delibera del consiglio di amministrazione nella ventiquattrore. Il presidente della Banca popolare di Vicenza, Gianni Zonin, aveva già ottenuto la sera precedente dal suo cda l’abrogazione del provvedimento con cui si decretava la fine del Monte dei pegni di via Banchelli. Quindi si è diretto verso Palazzo vescovile dove ad attenderlo c’era il vescovo di Prato, Franco Agostinelli, il quale alla vigilia di Ferragosto gli aveva rivolto un accorato appello per ottenere un ripensamento. Così l’incontro di ieri mattina, definito da entrambi gli interlocutori “franco” e “cordiale”, è cominciato dal lieto fine: quello che il vescovo aveva chiesto, il banchiere lo aveva già concesso, il Monte dei pegni è salvo e i beni impegnati dei cittadini che non riescono a riscattarli non finiranno più all’asta. Così la conversazione si è soffermata sulla crisi, sulle difficoltà delle famiglie pratesi e delle aziende del distretto.
Al termine dell’incontro il vescovo ha tutte le ragioni per essere soddisfatto: «Il Monte dei pegni ha una valenza sociale che, in questi tempi di crisi acuta, merita di essere preservata anche a costo di sopportare alcuni oneri economici». Cosa è stato a convincere Zonin? «Può aver aiutato - dice il vescovo - il mio intervento quando fu paventata la chiusura: scrissi al commendator Zonin che a Prato c’erano famiglie disperate, non in grado di riscattare il debito, e chiesi alla banca un ripensamento. Sono felice che si sia giunti all’esito sperato».
«Sì, le parole del vescovo - conferma Gianni Zonin - mi hanno toccato sul piano personale e sono soddisfatto della decisione di non chiudere più: riconosco che mantenere aperto il Monte dei pegni è un gesto concreto verso le famiglie più bisognose».
Subito prima di incontrare il vescovo, il banchiere aveva annunciato personalmente ai due dipendenti che si occupano del servizio la decisione assunta, ringraziandoli per la loro dedizione. Così ieri mattina negli uffici di via Banchelli - dopo aver affrontato per settimane il comprensibile disappunto di chi aveva impegnato i propri beni - finalmente i due impiegati hanno potuto a loro volta dare la buona notizia agli utenti dell’ufficio.
Il Monte dei pegni al 30 settembre - data entro la quale dovevano essere rinnovate tutte le polizze per quella che sarebbe stata l’ultima volta - aveva attivato circa 700 polizze per un valore di 690mila euro.
Se la Popolare di Vicenza avesse effettivamente soppresso il servizio, i beni impegnati, se non riscattati, sarebbero stati messi all’asta a partire dal primo gennaio. Anche la curia sottolinea come il Monte dei pegni, oltre a svolgere la sua tradizionale funzione di sostegno per le persone che non possono altrimenti accedere al credito bancario, svolga anche un’azione di contrasto al fenomeno dei «Compro oro».
Che, tra le altre cose, non consentono il riscatto dei beni impegnati, come invece prevede il Monte dei Pegni.
@dfastelli
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AD AGOSTINELLI E ZONIN
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