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Prato, terzista in attesa di riscuotere da sei anni

Ilenia Reali
Prato, terzista in attesa di riscuotere da sei anni

E’ uno dei creditori del lanificio Cecchi Lido. Il concordato è stato omologato nel 2007 e da allora non ha visto un euro. “Io rischio di chiudere, il titolare invece ha riaperto”

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PRATO. Alessandro Bresci non sa se riuscirà a tenere aperta la sua azienda oltre la fine dell’anno. La crisi che si è abbattuta sul tessile è stata così forte che resistere è ben difficile. Non è però solo la congiuntura economica la nemica dei terzisti.

Spesso i nemici più insidiosi sono a due passi da casa, sono quei lanifici per cui lavori e che dall’oggi al domani chiudono portando i libri in Tribunale. «Lavoravo da anni per il lanificio Cecchi Lido - racconta - finché l’azienda non ha presentato il concordato: io sono diventato subito un creditore chirografaro. Dovevo riscuotere 10mila euro e mezzo. Quando nel 2007 è stato omologato il concordato avrei dovuto riscuotere il 32 per cento».

Sono passati 6 anni e Bresci non ha visto un euro.

(L'artigiano Alessandro Bresci racconta la difficoltà di riscuotere il proprio credito)

«Ho parlato con il commissario concordatario che mi ha detto che ancora non hanno venduto gli immobili che servono a ripartire i soldi tra i creditori. Immobili che, mi ha fatto capire, non saranno venduti in tempi brevi e quasi sicuramente non al valore indicato».

Quello che è stato venduto fino ad oggi è servito appena per pagare i professionisti che seguono la procedura, un po’ di privilegiati.

«E noi artigiani sembra proprio che rimarremo senza nulla o quasi. Due anni fa avevo presentato l’istanza di fallimento ma poi avevano dato un proroga e sembrava che potesse arrivare qualcosa in tempi brevi. Ritirai tutto ma non è servito a niente».

A fare tanta rabbia a Bresci è la differenza di trattamento tra i titolari delle aziende a concordato e chi invece è tra i creditori. «Lo so che per legge si può fare ma per me è molto difficile accettare il fatto che chi deve riscuotere i soldi rischia di chiudere le aziende spesso perdendo tutto mentre chi si è indebitato a livelli enormi poi può riaprire una nuova azienda , anche dopo aver fallito con l'affitto di azienda con cui rilevò il lanificio, e girare per la città come se niente fosse. Sapesse che rabbia quando il titolare della Cecchi Lido, Lamberto Cecchi, faceva il consulente del sindaco e andava alle fiere con le nuove aziende mentre io non sapevo niente dei soldi che avrebbe dovuto darmi col suo lanificio».

Bresci è arrabbiato. «E dopo sei anni non solo non hai ripreso niente .- sottolinea - ma scopri anche che forse non rivedrai nulla. In questi anni le aziende che hanno presentato i concordati sono state numerose e dietro di loro hanno lasciato centinaia di terzisti in attesa di essere pagati. Terzisti che magari non ce l’hanno fatta mentre chi i soldi li doveva pagare ha continuato a fare una vita da nababbo. Non può essere giusto».

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