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Prato

Monte dei Pegni, incontro vescovo-Zonin

Monte dei Pegni, incontro vescovo-Zonin

Il presidente della Banca Popolare di Vicenza oggi sarà a Prato per parlare con monsignor Agostinelli

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PRATO. Settecento polizze recentemente rinnovate per un valore di 690mila euro. Seimila invece le operazioni fatte nel 2013. Numeri record quelli del Monte dei Pegni che danno l’idea di quanto a fondo sia andata la crisi produttiva della città.

Ed è perché i poveri sono numerosi, più di quelli che si riesce a percepire, che il vescovo Franco Agostinelli aveva fatto appello al presidente della Banca popolare di Vicenza Gianni Zonin affinché ripensasse alla chiusura del Monte dei pegni.

Il rischio del resto è quello di gettare chi usufruisce di questo servizio prima nelle mani dei compro oro, poi in quelle degli strozzini. L’asta che doveva tenersi lunedì è saltata perché tutti avevano o riscattato o rinnovato le polizze fino all’ultimo giorno possibile: il 31 dicembre. Dopo quella data infatti il Monte dei pegni chiuderà. Spiragli si erano aperti nell’incontro tra il sindaco di Prato Roberto Cenni, il presidente della Provincia Lamberto Gestri e il presidente della Camera di commercio Luca Giusti. In quell’occasione infatti Zonin annunciò novità che avrebbe però riferito direttamente al vescovo.

Chi ha potuto ha però già ritirato i suoi beni. Ieri l’ha fatto anche una giovane donna che ci ha raccontato la sua storia.

“La prima volta che venni qui - ha detto - ero ancora fidanzata. Avevo una cartolibreria: i supermercati cominciarono a tenere anche i prodotti per la scuola ed il mio negozio cominciò ad andare in perdita. Alla fine avevo 60 milioni di lire di debito. Venni, disperata, per far fronte a parte dei problemi anche al Monte dei Pegni: detti tutto quello che avevo. Poi, negli anni riuscii a riscattare».

Tanti anni senza più entrare dentro quella porta blindata e poi due anni fa, la perdita del lavoro.

«Lavorava solo mio marito e i miei figli tutti e due grandi compivano gli anni nello stesso mese. Per uno dei due era il diciottesimo e non potevamo permetterci di fargli un regalo. Presi alcune cose d’oro e le portai qui. Gli facemmo il regalo. Oggi, anch’io ho ritrovato lavoro, e possiamo riprenderci quegli oggetti. Per me, questo posto, è stato importante per far fronte ai periodi difficili senza perdere le cose a cui sono legata. Senza forse sarei finita nelle mani degli strozzini». (i.r.)

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