Italia
Il parlamentare Mazzoni tra i super falchi: «Mai con Alfano»
Il leader del Pdl pratese non ha dubbi: “Essere diversamente berlusconiani significa essere traditori”
PRATO.Il giorno dello “psicodramma collettivo” e la notizia cattiva è che per i falchi potrebbe essere l'inizio di una lunga traversata nel deserto. Con sbocchi imprevedibili, magari una scissione proprio da destra del Pdl dopo quella subita dall'ala governista in queste ore: “Se il partito dovesse andare in mano ad Alfano, al quale abbiamo dato del traditore, noi ce ne andremmo” afferma senza remore il senatore, Riccardo Mazzoni che insieme a Denis Verdini e Altero Matteoli forma il pacchetto toscano del Pdl forse il più agguerrito nel caldeggiare la sfiducia al governo Letta anche al costo di rompere col segretario in carica, Angelino Alfano. Su di lui e sugli altri firmatari della mozione in Senato che stamane puntellavano la “strana maggioranza” l'opinione resta identica: “Definirsi diversamente berlusconiani in questo particolare momento significa un tradimento”. Senza sottacere l'effetto dirompente della scelta finale di rinnovare in blocco il voto favorevole all'esecutivo, la prima vera sconfitta del Cav: “Da berlusconiano convinto dico che è vero, la sua figura ne esce ridimensionata”. Il conto da pagare è molto salato, specie nel rapporto con gli alleati di governo, in primis il Partito Democratico: “Il discorso è stato aggravato dalle parole del capogruppo al Senato, Zanda il quale ha sostenuto l'esistenza di una maggioranza politica composta da loro e da Alfano, facendo capire che i nostri voti fossero sgraditi”.
Un ragionamento in grado di far realizzare l'amara ripercussione, anzitutto, sulla condizione personale di Berlusconi che dovrà realisticamente abbandonare i suoi propositi di legare le larghe intese alla domanda di un'agibilità politica dopo la condanna per frode fiscale: “Contiamo infinitamente meno di prima. La questione giudiziaria viene derubricata. Mi chiedo a questo punto che senso avrebbe manifestare il 4 ottobre in occasione del voto della giunta delle elezioni. Andiamo contro i nostri alleati?”.
Sono i frutti per Mazzoni di una mattinata nella quale i colpi di scena hanno pressoché cancellato dalla politica italiana il lemma “inverosimile”: un mattiniero Berlusconi che si presenta alla riunione del gruppo rivelando la telefonata del presidente della commissione Ue, Manuel Barroso contrario alla crisi e alle elezioni anticipate, poi il voto interno con 35 a favore della sfiducia (fra i quali Mazzoni) e 24 desiderosi di sostenere Letta, disposti al massimo ad uscire dall'aula per lealtà verso Berlusconi. A imprimere la svolta alla giornata due colloqui a quattrocchi, con Alfano e col capogruppo Renato Schifani. È stato l'ex presidente del Senato a palesare al leader del Pdl la fine di ogni velleità bellicista: “Presidente, qui se insistiamo per la sfiducia subiremo una valanga” gli avrebbe detto.
Il colpo di scena conseguente di Berlusconi accende nel coordinatore provinciale pidiellino almeno la fiammella di una sorpresa visto che prima di oggi “le aveva azzeccate tutte”. Ritrovando una lettura positiva almeno in chiave locale. La prosecuzione della grande coalizione e della legislatura vuol dire tre cose: l'approvazione del decreto cultura col finanziamento per il restauro del Castello dell'Imperatore, lo sblocco dei fondi per il viadotto del Soccorso e il rinnovo del patto sulla sicurezza: “Quando si lavora per i territori, del resto, si va oltre queste turbolenze interne. Lupi ha preso un impegno con la città per la declassata e mi immagino che lo manterrà. Lo stesso mi attendo da Alfano”.
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