Il Tirreno

Prato

dopo la tragedia di via ciulli

La scommessa del Comune: sottopasso riaperto a novembre

La scommessa del Comune: sottopasso riaperto a novembre

PRATO. Quindici giorni di cantiere, centomila euro di investimento già stanziati in bilancio, approvazione del progetto in giunta oggi. A metà novembre - è la scommessa del sindaco Roberto Cenni...

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PRATO. Quindici giorni di cantiere, centomila euro di investimento già stanziati in bilancio, approvazione del progetto in giunta oggi. A metà novembre - è la scommessa del sindaco Roberto Cenni - il sottopasso di via Ciulli potrebbe essere riaperto. Sono i tempi e i costi del ripristino del sottopasso ferroviario, chiuso dalla notte del 4 ottobre 2010 in seguito alla tragedia nella quale morirono tre donne cinesi annegate in auto nel tunnel sommerso da cinque metri d'acqua: una precipitazione straordinaria cadde su Prato, le fogne di tutta la parte nord della città andarono in pressione senza più riuscire a ricevere formando fiumi d'acqua in superficie, il torrente Iolo colmo a sua volta non ce la fece ad assorbire il flusso del Vella che tracimò allagando il sottopasso. Questa è la ricostruzione - secondo gli atti giudiziari - delle cause che condussero alla tragedia per la quale è ancora in corso il processo. Dopo anni di polemiche per i ritardi nelle riapertura del tunnel, di petizioni, fiaccolate, la situazione pare essersi definitivamente sbloccata: il settore Lavori pubblici del Comune, diretto da Lorenzo Frasconi (tra gli indagati del processo), ha ottenuto il via libera per la messa in sicurezza di via Ciulli - per altro ancora sotto sequestro - dalla magistratura dopo la presentazione di una relazione dell'intervento che aveva già ottenuto il parere positivo del ministero dei Trasporti, chiesto espressamente da Frasconi. Ultimo atto: il progetto definitivo dell'intervento dovrà nuovamente passare al vaglio del gip Isidori per l'ok definitivo. «Ma sono fiducioso - commenta Frasconi - che lo si potrà ottenere in tempi brevi». Ecco dunque quale tipo di intervento verrà compiuto, si spera, in tempi record: «Procederemo - spiega il dirigente dei lavori pubblici - al ripristino delle strutture esistenti, aumenteremo le pompe idrovore da due e tre e installeremo dei sistemi si sicurezza in grado di scattare in caso di pericolo inondazione». Si tratta di una misura «decisa in piena autonomia del Comune - spiega Cenni - che non era obbligatorio fare ma che ci pare giusto prevedere». Si tratta di un impianto semaforico, collegato a tre sensori collocati in tre punti, rete fognaria, Vella e Iolo, che scattano se il livello dell'acqua supera una certa soglia. L'impulso finisce oltreché al semaforo che accende il rosso, alla centrale della protezione civile, ad Asm e direttamente sul cellulare del responsabile dell'opera, ovvero Lorenzo Frasconi. (c.o.)

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