Il presidio
Una città orfana di calcio si consola sul Mercatale
È una città orfana di calcio quella che si riversa in massa sulle tribune di piazza Mercatale per incitare i Gialli e gli Azzurri, dopo aver applaudito anche Verdi e Rossi, una settimana fa. Tesi...
È una città orfana di calcio quella che si riversa in massa sulle tribune di piazza Mercatale per incitare i Gialli e gli Azzurri, dopo aver applaudito anche Verdi e Rossi, una settimana fa. Tesi tutta da provare, la nostra, ma che si basa su qualche indizio.
La Palla Grossa è una tradizione reinventata l’anno scorso dopo uno stop di quasi trent’anni, e dunque la maggioranza di chi sarà stasera sugli spalti non ha fatto in tempo a vedere dal vivo le edizioni degli anni Ottanta. Al massimo ne avrà sentito parlare dai genitori o dagli amici più grandi. È invece molto simile al tifo da stadio quello che accoglie le squadre, un tifo di bocca buona che non storce il naso se qualcuno si picchia nell’arena. Anzi.
È quel tifo che da quasi trent’anni, con tutta la buona volontà, non si può esprimere al Lungobisenzio, a causa di una serie ormai infinita di campionati anonimi, galleggianti tra serie C1 e C2, senza uno scatto che faccia almeno sognare, non necessariamente conquistare, la serie B. Ecco dunque che a un certo punto i pratesi affollarono i palazzetti dove la Furpile vinceva lo scudetto di calcio a cinque, oppure dove l’AlPi primeggiava nel campionato di pallamano, infine il Chersoni di Iolo (anche se i tifosi di rugby sono un po’ differenti).
Ora vanno a vedere la Palla Grossa, sognando segretamente il Prato in B.
Paolo Nencioni
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