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Prato, la guerra delle "gattare"
Adriana Fattori dell'associazione "Orme di gatto" e Anna Maria Marchettini degli "Amici della Bogaia". Una accusa l'altra: «Nel gattile, animali segregati in gabbia anche per 6 mesi». Ma per più di un veterinario è una misura sanitaria necessaria
PRATO. Si può combattere una guerra per amore? Una guerra senza armi e senza spari, il cui campo di battaglia è disseminato di batuffoli di pelo, lettiere per i bisogni e crocchette di mangime. A contrapporsi sono due “gattare” della città: Adriana Fattori, dell’associazione “Orme di gatto” che fino al 2007 curava un piccolo gattile in via Galilei, e Anna Maria Marchettini, degli “Amici della Bogaia”, che gestisce l’oasi felina di Prato. Una lotta per la difesa degli animali tra due persone che già dedicano la loro vita a salvarli e difenderli. In pratica: una sfida a chi sa amarli di più e curarli meglio.
In questa guerra, va detto, c’è un’animalista che attacca e un’altra costretta a difendersi. A sferrare l’offensiva è la Fattori: arriva in redazione, si siede a una scrivania e racconta accendendosi in volto che all’oasi della Bogaia i cuccioli di gatto vengono segregati per mesi dentro a delle gabbie minuscole. In due parole: sono maltrattati. Servirebbero - dice - spazi più grandi, maggiore competenza, più attenzione, insomma più amore. «Mi dica se si può tenere un gatto rinchiuso per dei mesi dentro una gabbia?», chiede. E annuncia iniziative, petizioni, battaglie affinché sia posta la parola fine sul maltrattamento degli animali in corso alla Bogaia.
La signora Fattori dice di poter dimostrare quanto sostiene: ha consegnato due gattine trovatelle alla Bogaia un mese e mezzo fa, «e da allora le tengono in gabbia. Ho chiesto di poterle riprendere e mi hanno risposto di no».
Non resta che andare a controllare la situazione all’oasi felina. Dove la realtà racconta un’altra storia: di gatti maltrattati, denutriti, anche solo spelacchiati nemmeno l’ombra. Dall’inizio dell’anno ne hanno raccolti 500 di cui circa il 50% già adottati o in via di affidamento. Ad aprire la porta è la Marchettini, impiegata di banca: «Venga, le mostro le stanze degli ospiti», scherza. La maggior parte dei mici scorrazza in cortile tra anatre, galline, cavalli, una capra e tutto il resto dell’allegra fattoria. Mentre all’interno della struttura - ordinata, pulita, professionale, ristrutturata grazie al lavoro dei volontari - ci sono grandi stanze con gabbie che ospitano 60 gatti, soprattutto cuccioli: se non vengono adottati, restano lì fino al compimento dei sei mesi. E ciò conferma le parole della Fattori.
Ma la loro “quarantena” purtroppo è necessaria. Lo spiega uno dei tre responsabili sanitari, la veterinaria Sara Fiesoli: «I cuccioli raccolti possono avere malattie - spiega - capaci di sterminare una colonia e alcune patologie, come la leucemia, non sono rintracciabili prima dei sei mesi». La ragione è dunque semplice e il protocollo viene confermato da altri veterinari interpellati per scrupolo.
Il responsabile dell’ufficio animali del Comune, Augusto Bassolino, racconta che la storia degli animalisti di Prato è disseminata di dissapori. Soprattutto da quando c’è il gattile della Bogaia. Se tutti i Comuni della provincia di Prato stanziano 60mila euro per gestire le 600 colonie di gatti censite, 40mila arrivano dalle casse di Prato. Una volta quei soldi finivano nelle mani di tante associazioni animaliste. Ora lo sforzo economico si concentra sulla Bogaia. «Questa politica ha segnato la fine - spiega Bassolino - anche di alcune cattive pratiche che venivano usate prima del 2009: come affidare i gatti promettendo la sterilizzazione a spese della Asl. Le sterilizzazioni convenzionate sono riservate ai gatti effettivamente randagi e non a quelli adottati. L’avvento del gattile ha posto fine a una serie variegata di anomalie: io il mondo degli animali non lo consegno in mani interessate».
Bassolino è duro: «La Bogaia è un’eccellenza nazionale: denunceremo chi ne infanga il nome». Ma quando raccontiamo alla Fattori che il suo racconto non corrisponde a ciò che abbiamo visto anche lei annuncia: proseguirò nella battaglia, ricorrerò anche alle vie legali. Insomma: quereliamoci, purché per amore degli animali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
@dfastelli
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