Il Tirreno

Prato

In soli due mesi perde il lavoro, la moglie, i figli e la casa

di Paolo Nencioni
In soli due mesi perde il lavoro, la moglie, i figli e la casa

Prato, la storia di un operaio di 51 anni che è stato denunciato dalla moglie e allontanato per sei mesi dal giudice. «Da un giorno all’altro mi sono trovato a dover dormire in macchina»

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PRATO. Fino a un paio di mesi fa Andrea, 51 anni, aveva un lavoro, una moglie, due figli e una casa. Ora non ha più nulla, messo in cassa integrazione da un’azienda fiorentina che ha delocalizzato, ma soprattutto allontanato dalla moglie con la quale aveva condiviso 22 anni di matrimonio, dai figli e dalla casa dove ha vissuto fino a pochi giorni fa, nella zona di Mezzana. A ordinare l’allontanamento da casa e famiglia, per sei mesi, è stato un provvedimento d’urgenza emesso dal giudice nell’ambito di un procedimento civile. «Il risultato - racconta l’uomo - è che da un giorno all’altro mi sono ritrovato a dover dormire in macchina e non so dove sbattere la testa».

Il suo non è il primo matrimonio che finisce male, e le cose tra lui e la moglie non andavano più tanto bene da qualche mese, ma quella di Andrea non sembra la solita storia di maltrattamenti, l’accusa che ora gli rivolge la moglie. Quello che colpisce nella storia è la velocità con la quale la magistratura ha ordinato l’allontanamento. La querela della moglie è del 16 agosto, l’allontanamento di appena cinque giorni dopo. Può accadere, è accaduto, ma sempre in situazioni al limite.

Nel caso di Andrea, il marito è incensurato, non ci sono referti che provino eventuali percosse, c’è un solo intervento dei carabinieri in occasione di una lite verbale al termine della quale la moglie ha deciso di andare a dormire dal fratello, a Firenze. Quella stessa sera il fratello della donna ha denunciato che qualcuno gli ha bucato le ruote del furgone e ha dato la colpa al marito della sorella, che però nega («E’ falso») e ha sporto querela per diffamazione.

Il provvedimento del giudice è stato preso, come si dice in gergo giuridico, “inaudita altera parte”, cioè senza sentire le ragioni del marito. Il Codice lo consente, nei provvedimenti d’urgenza, e forse in questo caso può aver giocato un ruolo il clima di allarme che pervade il paese dopo i tanti casi di femminicidio, nonostante Andrea, che ogni tanto suona l’organo in chiesa e, da ex carabiniere, anche nella fanfara dell’Arma, non sembri corrispondere all’identikit del potenziale stalker pericoloso. Le cose tra lui e la moglie sono precipitate quando la donna ha scoperto che il marito aveva stornato sul conto della madre i soldi di un’assicurazione. Per l’uomo è stato un pretesto e sospetta che alla decisione della moglie di separarsi non sia estranea la sua religione evangelica che lui non ha mai voluto abbracciare. L’avvocato dell’uomo, Roberta Roviello, ha presentato reclamo e spera in un ripensamento.

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