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Sandro Veronesi ci racconta i suoi “Viaggi e viaggetti”
E’ uscito il nuovo libro dello scrittore premio Strega, che al figlio spiega: «Non è vero che Prato è la città dei cinesi»
PRATO. E’ uscito il nuovo libro di Sandro Veronesi, “Viaggi e viaggetti” (Bompiani, 218 pagine, 17 euro). Piace un po’ a Sandro «inzaccherare tutto» in questi suoi viaggi le cui narrazioni ha ora riunito in volume. «Inzacchera tutto» come in Perù, durante la visita a Machu Picchu, mitizzata e agognata, quando sussurra alla sua amatissima compagna «con l'aria sorcina di chi bestemmia in chiesa, “che quando Pachacutec cominciò a costruire questo posto, la cupola di Santa Maria del Fiore era già stata finita da quindici anni”».
In realtà questo ridimensionare è dare una prospettiva, un cercar di capire, un non farsi solo coinvolgere conquistare, ma poi ragionare. La cosa appare evidente quando il racconto è più personale e quando è legato alla nostra Italia, e allora potremmo mettervi al centro il dialogo col figlio durante le visite a Venezia e a Prato: la prima che - gli spiega - sprofonda per colpa dello sfruttamento del territorio senza che nessuno faccia niente; la seconda che non è vero sia «la città dei cinesi», ma è solo un pregiudizio di cui non si capisce bene il perché: «Bé, pazienza. Non puoi sapere tutto, babbo».
I viaggi e viaggetti di Veronesi, come forse quelli di tutti i viaggiatori che non partono per fuggire, ma anzi per trovare qualcosa di sé, si svolgono tra memoria e tempo presente, tra il ricordo e reminiscenze letterarie e artistiche, quando non un fatto personale, famigliare (alle spalle ha i due lutti ravvicinati dei genitori), e quel che c'è da vedere intorno, da scoprire nella sua novità rispetto a quei ricordi che l'arricchiscono. E se questo incontro talvolta riesce a creare un magico equilibrio, anche interiore (“Viaggi e viaggetti, finché il tuo cuore non è contento” è il titolo completo del libro), a ritrovarsi invece di sentrsi straniero, altre volte libera l'immaginazione, come nelle pagine sul “Trentino inventato” in cui si riconoscono i luoghi di fantasia del suo bello e inquietante romanzo «XY».
In tutto questo, accanto al suo privato, riferito come in trasparenza, Veronesi cerca di mettere in risalto il senso del viaggio, l'organizzazione, le curiosità, gli imprevisti, i caratteri e anche un albergo o un ristorante, quasi a cercar di far da guida, raccontando tranquillamente, a chi volesse un giorno fare lo stesso viaggio, andare a Mosca (ricordandosi di portare un i-pad), in America o a Santiago de Compostela, al mare in Grecia (evitando certe spiagge strapiene) o in Messico, ma ricordandosi di girare pure il nostro bel paese e senza dimenticare chi siamo.
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