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Prato

Misericordia e Dolce, la parola ai cittadini

Misericordia e Dolce, la parola ai cittadini

Il Coordinamento dei comitati chiede al Comune un tavolo di partecipazione. La risposta in settembre

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PRATO. Riparte il dibattito sul futuro dell’area del Misericordia e Dolce. E riparte dai cittadini. Che hanno chiesto al Comune - ai sensi del Regolamento comunale - di avviare un gruppo di lavoro specifico sull’argomento: un tavolo di partecipazione che affronti i problemi cercando le soluzioni.

Promotore di questa iniziativa Franco Aspite portavoce del Coordinamento dei comitati che ha depositato la richiesta all’ufficio protocollo del Comune il 19 agosto scorso. L’assessore alla partecipazione Giorgio Silli che ha già dato una sorta di via libera preventivo, darà la risposta finale entro il 3 settembre. Se l’amministrazione comunale accettasse il tavolo di partecipazione, i cittadini - persone interessate e tecnici - avranno un paio di mesi di tempo per elaborare una proposta. Tempo durante il quale nulla potrà essere deciso sulle sorti di un’area strategica per la città e per il centro storico

E’ Aspite a spigare il perché della necessità di riaprire il confronto (dopo l’iniziativa della Provincia e del Tirreno conclusa si con la serata al Giardino Buonamici nel luglio scorso) sul Misericordia e Dolce a trasferimento dell’ospedale nella nuova struttura di galciana ormai imminente.

«La volontà - afferma Aspite - è quella di dare di dare un contributo alla città per un futuro che non passi attraverso la visione miope della rendita, così come prospettato dagli accordi-capestro del 2005». «A nostro parere - continua Aspite - il tavolo di partecipazione è anche un' occasione per mettere davanti alle proprie responsabilità le classi dirigenti, politica, imprenditori, mondo della culturale che si sta scoprendo essere sempre più latitante nella costruzione di un progetto complessivo per la rinascita di Prato».

«In questo scenario - aggiunge - comincino i cittadini a porsi delle domande, a leggere le carte, a fare ipotesi e alla fine formulare proposte condivise. Perché le classi dirigenti passano - conclude Aspie - ma la città vive e rimane. Dipende da noi tutti buttare il cuore oltre l'ostacolo senza farsi intimorire dal "passaggio di competenza " dal Comune alla Regione sancito dalla delle del 2012 ».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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