Il presidio
Silli, sull’immigrazione meno chiacchiere e più Cie
L’assessore alle politiche per l’immigrazione di Prato torna a chiedere l’apertura di un Centro di identificazione e espulsione in Toscana. Blasi (Sel): "Pura follia, bisogna chiuderli tutti"
PRATO. L’assessore alle politiche per l’immigrazione Giorgio Silli torna a chiedere l’apertura di un Centro di identificazione e espulsione in Toscana. «A Prato ancora ci domandiamo come governare il fenomeno cinese. Fino a che i governi non riusciranno a firmare un patto bilaterale ed il governo cinese non prenderà indietro i clandestini fermati nella nostra città, nessuno riuscirà mai a risolvere la questione. Fino a che non riusciremo a costruire un Cie in Toscana (che sicuramente non sarà la panacea di tutti i mali ma aiuterebbe assai) difficilmente potremmo gestire nel modo più opportuno questo fenomeno. I tempi sono maturi: meno discorsi e più fatti, soprattutto a livello nazionale».
Giorgio Silli ha inoltre espresso la propria condivisione in merito alla proposta del vicepremier Angelino Alfano al Meeting di Comunione e liberazione di porre a carico degli Stati di provenienza il vitto dei detenuti stranieri.
"Le affermazioni di Silli sono sconcertanti - commenta Diego Blasi di Sinistra Ecologia e Libertà - E dimostrano quanto coloro che si ergono a paladini dei diritti umani siamo in realtà gli stessi che, con le loro idee, hanno creato le condizioni per non rispettarli. La costruzione di un Cie in Toscana è pura follia. È di pochi giorni fa la notizia della morte di un migrante dentro una struttura. E anziché aprire una riflessione sull'opportunità di chiuderli tutti, Prato si contraddistingue per la volontà di aprirne un altro. L'obiettivo oggi é smantellare la Bossi-Fini, chiudere tutti i Cie dove le condizioni sono disumane e ridare dignità al nostro paese. Non puoi essere un criminale solo perché vieni in Italia".
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