Il presidio
Cecchi, lo sguardo di un inviato rivolto alla sua città
Guardare Prato con gli occhi del giornalista di razza, frugando nella memoria e indossando le lenti di una conoscenza profonda delle sua dinamiche e sua della storia. È il viaggio di Umberto Cecchi...
Guardare Prato con gli occhi del giornalista di razza, frugando nella memoria e indossando le lenti di una conoscenza profonda delle sua dinamiche e sua della storia. È il viaggio di Umberto Cecchi (nella foto), oggi presidente del Teatro Metastasio, compiuto per “Il Tirreno” lungo le strade della Prato presente, passata e futura.
Umberto Cecchi è stato un grande inviato in Africa e in Asia per il quotidiano «La Nazione», di cui per quattro anni è stato anche direttore.
Una rilettura non scontata dell’attualità pratese, capace di condensare il tempo in poche righe e analizzarlo per comprendere i connotati assunti dal cambiamento e dallo sviluppo. Nella prima puntata, uscita a Ferragosto, Cecchi ha posato la sua lente di ingrandimento sulla più grande delle trasformazioni che la città abbia mai subito: da città-fabbrica a città alla ricerca di se stessa e della sua identità più profonda. Una città svuotata di lavoro e di tradizioni. Nella seconda puntata, pubblicata domenica scorsa, il giornalista ha fatto un viaggio nella prima periferia della città alla scoperta di ciò che ha fatto parte della sua storia ma è stato lasciato andare e non sarà mai più recuperato. Tra progetti inutili oppure finiti per sempre nel dimenticatoio. Nella puntata che pubblichiamo oggi, Cecchi ripercorre via Filzi e via Pistoiese insieme a un’amica d’infanzia, ricordando ad ogni angolo cosa c’era al posto dei negozi cinesi.
Non tanto per nostalgia, scrive Cecchi, ma per voglia di radici.
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