Il Tirreno

Prato

«Sarò la voce di chi la voce non ha»

di Azelio Biagioni
«Sarò la voce di chi la voce non ha»

Il vescovo Agostinelli lancia un monito: «La Chiesa non resterà in silenzio davanti ai problemi della città»

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PRATO. «Di fronte ai problemi che vedrò cercherò di tacere sempre meno e di farmi portavoce di chi voce non ne ha». Il messaggio che arriva dal vescovo di Prato monsignor Franco Agostinelli è di quelli chiari e suona come speranza per quanti attraversano momenti bui. Un presule che si preoccupa dei suoi fedeli e che manda un segno di grande vicinanza. Concreta. Lo dimostra l’appello di pochi giorni fa rivolto alla Banca popolare di Vicenza affinché faccia marcia indietro sull’ipotesi di chiusura del Monte dei pegni a Prato dove molte persone in stato di bisogno hanno portato gioielli di famiglia dati in garanzia in cambio di prestiti.

A margine dell’inaugurazione del nuovo ospedale, parla con voce pacata, monsignor Agostinelli, ma non usa mezzi termini.

Ad esempio sulla questione della chiusura del Monte dei pegni per la quale ha scritto un lungo intervento affinché la Banca riveda le sue decisioni. «Come vescovo mi devo preoccupare della mia comunità – dice il presule – ed il mio appello è perché questo importante istituto resti in vita. Al momento non ho ancora ricevuto nessuna risposta ufficiale ma ho notato come ci sia stata particolare attenzione da parte del mondo politico intorno a questa questione». Dalla Banca popolare di Vicenza, subito dopo quanto l’appello del vescovo di Prato, hanno fatto sapere che il messaggio di monsignor Agostinelli verrà preso in considerazione dal presidente dell’istituto bancario. E l’auspicio è che Gianni Zonin segua il consiglio del presule pratese così da poter restituire almeno un po’ di speranza a chi, purtroppo, ne ha sempre meno.

Il vescovo Agostinelli si è insediato da poco in diocesi ma è già amato per i suoi modi di fare che sembrano richiamare quelli di Papa Francesco. Un pastore della Chiesa locale che ama stare in mezzo alle gente e ascoltare i bisogni di quanti, purtroppo, ogni giorno sono costretti a vivere con problemi spirituali ed ancora più spesso con quelli materiali dovuti al brutto momento economico.

Il presule, quindi, conferma che il messaggio per dire no alla chiusura del Monte dei pegni non è stato un fatto occasionale.

Un uomo e un vescovo che capisce e comprende i problemi della città e che non sta con le mani in mano ma cerca di fare tutto il possibile per risolverli. Un vescovo che abbraccia tutti. Aperto al dialogo e al confronto. Un esempio? Nel nuovo ospedale (per il quale Agostinelli si dice contento e soddisfatto per la città di Prato) ci saranno due luoghi destinati al culto: il primo per i cattolici, l’altro uno spazio riservato ad altre religioni e per questi il vescovo esprime il suo plauso.

«La cosa ha tutta la mia approvazione – commenta monsignor Agostinelli – Non si deve mai escludere nessuno. E questa è sicuramente una scelta che risponde alle varie esigenze di una città multietnica come lo è Prato dove vivono persone di tante religioni diverse».

Le radici di questa scelta risalgono al 2000 quando l’allora ministro Veronesi mise in piedi un gruppo di lavoro coordinato da Renzo Piano dove era richiesto di stabilire le linee guida per i nuovi nosocomi. E il celebre architetto presentò la proposta di spazi multiculto, idea sposata dalla Regione Toscana quando presentò il bando per la costruzione dei nuovi ospedali. «La Cappella, che dovrà essere consacrata, verrà allestita con gli arredi che si trovano nella chiesina “Mater Salvatoris” al terzo piano del Misericordia e Dolce aperta al culto da una decina di anni – spiega Claudio Sarti direttore dello staff della direzione aziendale dell'ospedale – L’altra stanza, che è di fronte alla chiesa nel presidio di Galciana, è destinata a tutti gli altri credo. All’interno non ci saranno immagini che possano richiamare ad una religione piuttosto che ad un’altra, per il rispetto di quanti vorranno accedervi. Verrà allestita con delle sedie e forse verranno applicati i punti cardinali. Ma niente di più. Lo abbiamo concepito come luogo dello spirito aperto a tutti. Prima di arrivare a questo abbiamo avuto incontri con i rappresentanti delle varie comunità religiose della città e con le istituzioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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