Il Tirreno

Prato

La ripresa non basta occorre cambiare passo

di Maria Lardara
La ripresa non basta occorre cambiare passo

Lorenzo Guazzini di Sartoria Montezemolo scuote il mondo imprenditoriale: dove vuoi andare se non parli inglese e non hai un sito internet aziendale...

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Arriva o non arriva? Il guaio è che, anche ammesso che arrivi, non tutti riusciranno a salire a bordo. Se passerà anche da Prato, per essere agganciato il treno della ripresa o “ripresina” ha bisogno di un’energia nuova.

«Il nostro non è più un distretto. E’ un assembramento di imprese che fanno un mestiere simile tra loro», è l’analisi impietosa del vicepresidente dell’Unione industriale pratese Lorenzo Guazzini. Mentre s’intravede una luce in fondo al tunnel, come risulta da una serie di indicatori economici, l’autunno che bussa alle porte ci consegna la fotografia di un distretto a due velocità, con imprese che muoiono e altre che viaggiano a ritmi sostenuti, tanto da decidere di ampliarsi (l'ultimo caso è quello del lanificio di Riccardo Marini intenzionato a trasferirsi a Montemurlo di cui Il Tirreno ha dato notizia nei giorni scorsi).

«La spaccatura fra chi va meglio e peggio ormai è sempre più definita - puntualizza Guazzini -. Ben venga la ripresa, ma quello che manca è il sistema Prato. Vengono sempre meno le condizioni per fare impresa». Tradotto: per il numero uno del gruppo sartoriale “Montezemolo”, a pesare è anche la «mancanza di cultura imprenditoriale, soprattutto tra le nuove generazioni».

L’amarcord entra nel discorso dell'industriale pratese per far capire la differenza rispetto al passato. «Una volta il tessile si respirava in culla e l’artigiano prendeva con sé il sedicenne per insegnargli un mestiere. Con le regole di oggi sarebbe impensabile. Vero, abbiamo il Buzzi. Però le famiglie pratesi sono le prime a sconsigliare ai figli d’iscriversi all’istituto perché - si dice - tanto c’è la crisi. Questa è la situazione. Un distretto evoluto deve andare avanti, imprese artigiane comprese. Non si può pensare di non parlare una parola d’inglese e di non avere nemmeno una vetrina internet per far conoscere la propria azienda sul mercato. Eppure, a Prato ci sono ditte di confezioni che non hanno ancora un sito aziendale». Fra le parole, suona un pizzico di «mea culpa» che investe un'intera generazione. «A Prato i nostri padri hanno vissuto anni floridi. In fondo, perché preoccuparsi che un giorno sarebbe tutto finito, con il pensiero di rimettersi in gioco e reinventarsi? Quello - ammette Guazzini - è stato un grosso sbaglio».

Poi c’è la memoria del tessile da fu, da prendere comunque a piccole dosi. Perché il ricordo glorioso del distretto di una volta, secondo Guazzini, può nuocere all’imprenditore pratese di oggi. «L'atteggiamento di rimanere troppo ancorati alla memoria è estremamente pericoloso. Bene la ripresa, ma se questa verrà riguarderà valori macroeconomici e numeri: com'era una volta il lavoro non potrà più tornare. Se un imprenditore oggi non parla tre lingue straniere, non eleva la sua mentalità, non sforna marchi propri, non va da nessuna parte. Se si naviga a vista, sensazione oggi diffusa nel distretto, si sta a galla ma, appunto, non si raggiunge nessuna meta».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web