Il Tirreno

Prato

Terminata l’inchiesta sulle Cascine di Tavola

di Cristina Orsini
Terminata l’inchiesta sulle Cascine di Tavola

Solo i due legali rappresentanti della Fattoria Medicea srl restano nell’indagine ma per delle contravvenzioni. Prescrizione per Facchinetti e per Pecorario

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PRATO. E’ finita con due prescrizioni certe e due indagini che andranno a giudizio per delle contravvenzioni sanabili con multe da duemila euro, la lunga inchiesta della procura delle Repubblica sugli abusi commessi nella ristrutturazione delle Cascine di Tavola, la fattoria sperimentale sorta nel 1477 per volontà di Lorenzo il Magnifico, unica nel suo genere nel mondo, integra fino a una manciata di anni fa e oggi ridotta quasi a un rudere.

Dopo cinque anni di pioggia, neve, gran caldo e vento la struttura, scoperchiata dal 2008 - data del sequestro - e mai messa in sicurezza di crolli ne ha visti tanti. Di sicuro troppi.

Indagini del procuratore capo Piero Tony e del sostituto Laura Canovai terminate, avviso inviato alle parti. Ora si attende la fissazione dell’udienza preliminare. Quando si farà, saranno due gli imputati a comparire: i legati rappresentanti della Fattoria Medicea srl, proprietaria del complesso e nel frattempo fallita (ottobre 2012) che si sono succeduti negli anni. Devono rispondere entrambi di contravvenzioni sopravvenuto dopo il sequestro: danneggiamenti al patrimonio storico e artistico nazionale (Testo unico dei beni ambientali) e per aver omesso di ottemperare alle intimazioni della Soprintendenza per la messa in sicurezza degli immobili storici. Usciranno dell’inchiesta invece perché i reati sono prescritti la soprintendente dell’epoca Fiorella Facchinetti che avrebbe dovuto rispondere di uso illecito dei beni ambientali e l’ex dirigente dell’Urbanistica del Comune Riccardo Pecorario che materialmente detto il via libera al permesso di costruire ma non prima, però, di aver ottenuto il placet dalla Soprintendenza, massima autorità in materia.

Se l’inchiesta penale, certamente complessa, pare essersi via via sgonfiata, le conseguenza di quel clamoroso sequestro scattato nel 2008 (il dissequestro è del dicembre 2012, contemporaneo alla scadenza del permesso di costruire) come conseguenza dell’esposto di Italia Nostra alla magistratura che chiedeva l’intervento immediato per evitare che il complesso venisse trasformato in un resort di lusso con un centinaio di mini appartamenti con spa e ristoranti - «Tutto fuorchè un restauro conservativo» disse la procura - resteranno nella storia della città. Pagine nere, però. Perché nessuno in questi cinque anni si è mosso affinchè il complesso fosse preservato.

Su questo particolare aspetto della vicenda ha qualcosa da dire anche la procura. «Contestualmente al sequestro - spiega Canovai - facemmo sapere ai proprietari che avremo concesso l’accesso nell’area per consentire gli interventi necessari alla messa in sicurezza degli immobili». Sarebbe bastata una richiesta scritta, che però mai nessuno ha presentato. La procura, visto il silenzio prolungato, si rivolse anche alla Soprintendenza per capirne le intenzioni. Netta la risposta: «Non ci sono soldi». Niente messa in sicurezza ma da quel momento in avanti partirono le sollecitazioni ai proprietari per altro mai ascoltate. E così la Fattoria di Lorenzo e le sue meraviglie si sono mano a mano sgretolate.

Non è che il pool di difesa della Fattoria Medicea srl sia rimasto con le mani in mano: nel tempo hanno chiesto il dissequestro prima al gip poi al Tribunale del riesame poi sono arrivati fino in Cassazione sempre ottenendo la medesima risposta: un “non si può fare” senza appello.

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