Il presidio
A Prato il lavoro si inventa usando le ex poltrone del cinema
In via Pier Cironi l’associazione “Recuperiamoci” vuole aprire un emporio con le suppellettili, rivisitate, del vecchio cinema Cristall ormai chiuso da anni
PRATO. Antonio giura di non cascarci più. Seguito dal Sert, sogna un lavoro per riscattarsi e chiudere i conti con l’eroina. Ora lo aspettano 300 poltroncine da risistemare, quelle dove per anni trovavano posto i pratesi seduti di fronte allo schermo del “Cristall”. Non sarà un lavoro remunerativo ma almeno è un modo per togliersi dalla strada. Gli darà mano Kalì, disoccupato originario del Mali. Da quando gli è scaduto il contratto in tessitura, nel settembre 2011, l'immigrato non ha visto più uno stipendio come si deve. Tira avanti con una borsa lavoro e spera di mettere a frutto le competenze di falegname acquisite con un corso.

Un mercatino di Recuperiamoci in via Pier Cironi
Vite ai margini che fanno capolino e s’intrecciano in via Pier Cironi, dove il degrado a base di droga e spaccio non è andato mai in vacanza. Ma c’è chi si dà da fare, al piano terra di un antico palazzo già quartier generale delle iniziative di “Recuper@ction” che per un po’ hanno tenuto lontano delinquenti e tossicodipendenti alla zona. Con Kalì e Antonio c’è Paolo Massenzi, presidente dell'associazione “Recuperiamoci!”, la cui prossima sfida è quella di trasformare il locale nella “Casa dell’insostenibilità”. Radici e fondamenta ci sono già, lo spazio è tutto da costruire.
«L’idea - spiega - mi è stata suggerita dall’amico architetto Aurelio Imbrogno. In un’epoca in cui è tanto in auge la parola “sostenibile”, noi vogliamo affrontare i temi dell’insostenibile: disoccupazione, droga e delinquenza». In via Pier Cironi sono state sistemate 30 poltroncine del Cristal (oltre all’impianto audio) di cui la famiglia Becherucci, proprietaria del fondo di corso Mazzoni, ha voluto liberarsi prima di avviare i lavori di ristrutturazione nell’ex cinema. Si punta ora a riportarle in vita, per farne oggetti di recupero e abbellendole con i tessuti regalati a Massenzi dalla Magniarredo spa. Dalle mani di Kalì e Antonio usciranno presto i primi prototipi.
«Entro la fine del mese allestiremo nel locale più piccolo un emporio temporaneo con l’esposizione delle poltrone, delle panchine, dei cesti delle lavatrici lavorati nelle carceri italiane facenti parte della linea “Veri Avanzi di galera”, e dei tanti manufatti di arredo e abbigliamento ottenuti dal recupero. La sfida sta nel costruire un’impresa sociale coinvolgendo chi vive su questa strada, creando un luogo inedito a Prato. Stiamo pensando a una cooperativa di lavoratori».
Ma c’è bisogno del supporto delle istituzioni, ed è per questo che a fine mese Massenzi incontrerà il sindaco Roberto Cenni. Per mettere a norma gli stanzoni dell’atelier, di cui Massenzi ha le chiavi grazie a un accordo con il proprietario (lo spazio era disabitato da anni), servirebbero come minimo 7mila euro. Sull’immediato inizierà una sottoscrizione di fondi con gli oggetti dell’emporio. «Ho chiesto alla Provincia il collegamento alla rete del wi-fi: con i computer in disuso qui dentro c’è materiale per aprire un internet point».
Ieri sera qui si sono fermate due imprenditrici pratesi che vorrebbero spostare qui la sede della loro attività perché, dove si trovano adesso, il proprietario del fondo chiede troppo per l’affitto. Poco importa se si tratta di trasferirsi nella “degradata” via Pier Cironi dove è di nuovo emergenza droga e spaccio. Al Serraglio invece la situazione sembra rientrata nella normalità, motivo per cui il progetto di un’arena di cinema estiva sulla terrazza adiacente al parcheggio – progetto che era stato pensato con l’amministrazione - è tenuto in standby. E’ mezzogiorno e, mentre con Massenzi si prova a immaginare una strada diversa dove riscoprire lavoro e creatività, s’aggirano facce poco raccomandabili.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
