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Urbanistica, dieci anni di occasioni mancate
Dal polo espositivo della giunta Romagnoli alla riqualificazione del Macrolotto Zero della giunta Cenni
PRATO. Dieci anni di progetti per dare un futuro a una città ad alto rischia decadenza. Due sindaci, due giunte. Qualche sporadico risultato. E ora non c’è più tempo da perdere.
Prato arranca tra necessità e sogni ma resta al palo. Il nuovo Piano strutturale iniziato dalla giunta Romagnoli (2004-2009) rivisto, corretto ed approvato definitivamente dalla giunta Cenni qualche indicazione la dà. Saranno sufficienti? Sono in tanti a non crederci. Molte le aree “cardine” che potrebbero consentire un rilancio: l’area ex Banci dove la giunta Romagnoli aveva previsto -ottenendo una trentina di milioni di finanziamenti regionali-europei - un’area espositiva e multifunzionale che avesse un appeal non solo per la città ma per l’intera area vasta. Era un’idea, consegnata nella mani di uno dei più grandi architetti al mondo, Massimiliano Fuksas, rivisitato da Urban, che però la giunta Cenni ha cassato: troppo costoso, centro espositivi in calo dappertutto, progetto accantonato e soldi redistribuiti in giro per le altre città toscane. Peccato.
Sempre per restare lungo quella porzione di Declassata che è l’ingresso a Prato per chi entra in città da Firenze- in linea d’aria siamo a poche centinaia di metri dall’area perennemente in abbandono dall’ex Banci - sono due le novità: una sul fronte del commercio l’altra su quello della cultura. A Pratilia sta nascendo la cittadella commerciale Esselunga con torre-albergo (pare interessata la catena Hilton ma è ancora tutto da decidere) e sull’altro fronte della strada, il raddoppio del museo di arte contemporanea Pecci su disegno dell’architetto Maurice Nio. Quando i lavori saranno terminati - si parla dell’anno prossimo - di sicuro quel tratto importante della primissima periferia della città cambierà aspetto. Ma si potrà parlare di complessive operazioni di rilancio? Di occasioni a Prato ne restano un paio ma sulle quali c’è più confusione che certezze: la trasformazione dell’area del Misericordia e Dolce che preme perché ormai il trasferimento dell’ospedale nel nuovo presidio di Galciana è fissata tra poche settimane e nessuna decisione è stata ancora formalmente presa sul futuro di quel territorio e il recupero delle Cascine di Tavola, la Fattoria medicea sventrata dall’incuria e dagli errori.
Sull’area del Misericordia e Dolce c’è un unica bozza di progetto concepito dalla regione e accettato dal Comune: privatizzare una parte di territorio per realizzare una quota di case e commercio così da restituire alla Regione tra i 20 e i 25 milioni, parte dell’investimento che si è reso necessario per il nuovo ospedale. Un’idea che non convince buona parte della città e sulla quale la battaglia delle idee è già iniziata.
Per quanto concerne la Cascine il problema sta nell’acquisizione da parte pubblica una volta che il complesso andrà all’asta dopo il fallimento della società che l’aveva comprata e aveva avviato i lavori di trasformazione. Il Comune per legge non può investire nell’acquisto di immobili, dunque resta la Regione alla quale il Comune ha chiesto di intervenire. Le risposte fino a ora sono state vaghe.
Al palo - ma sulla questione sta lavorando il senatore Pdl Riccardo Mazzoni - il finanziamento per il raddoppio della Declassata al Soccorso. Tuto ancora da fare per la riqualificazione del Macrolotto zero (la metà della superficie coperta attuale) prevista del Piano strutturale. (c.o.)
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