Il Tirreno

Prato

Il presidente Genovese lascia Prato

di Ilenia Reali
Il presidente Genovese lascia Prato

Dalla guida del Tribunale andrà in Cassazione Il successore non arriverà prima di aprile 2014

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PRATO. Il presidente del Tribunale Francesco Antonio Genovese lascia Prato. Dopo cinque anni alla guida del Palazzo della giustizia pratese torna in Corte di cassazione.

Equilibrato, disponibile, determinato e attento alla gestione del Tribunale ma anche al ruolo che questo ha in città torna a Roma lasciando a Prato il ricordo di uno dei presidenti più presenti anche nella vita della comunità. In questi anni Genovese ha vissuto uno dei momenti più bui dal punto di vista economico: dalla scrivania del presidente del Tribunale è infatti passato un lungo elenco di concordati e fallimenti che hanno minato la struttura del distretto. «Un distretto che abbiamo avuto la sensazione di veder cadere a pezzi», commenta.

Presidente quando lascerà Prato?

«Dovrei lasciare presumibilmente attorno alla metà di ottobre, al massimo alla fine ottobre. Vado in Corte di Cassazione ed essendo il secondo in graduatoria su 43 posti disponibili ritengo che mi daranno quel che chiedo: vorrei tornare alla mia sezione di origine. Alla prima sezione, dove si tratta diritto di famiglia, diritto societario, fallimentario, espropriazione per pubblica utilità, diritto degli stranieri, diritto elettorale, diritto della persona. Il clou praticamente della giurisdizione civile».

Cosa porterà con sè di questa lunga esperienza pratese?

«Sono stato a Prato da fine ottobre del 2008 a fine ottobre del 2013: Cinque anni sugli otto possibili. Mi rimarrà senza ombra di dubbio il rapporto con le persone. Penso ai miei giudici (sia quelli onorari sia quelli professionali), al personale delle cancellerie, dell’ufficio delle notifiche e all’importantissimo apporto dei professionisti (gli avvocati, i commercialisti, i tecnici che fanno i consulenti tecnici d’ufficio) ma conserverò il ricordo anche della città con le sue istituzioni, agli organismi della società civile e del volontariato. Basti pensare a tutto quello che hanno fatto per l’archivio del Tribunale. Alla fondazione Cariprato. Sono per me importanti le persone che sono dietro a tutti questi organismi: sono senza ombra di dubbio loro la parte più bella di quest’esperienza».

Come vede questa città dopo cinque anni di permanenza.

«La città secondo me, per certi versi, è ulteriormente peggiorata soprattutto nella parte economica. Il distretto dall’osservatorio che abbiamo noi dà la chiara sensazione di cadere a pezzi. Registro importanti nomi che in tutti questi anni hanno sostanzialmente chiuso, con le diverse forme: fallimento o concordato. Tutto questo fa capire che quando sono arrivato eravamo proprio all’inizio della crisi ma che poi questa si è aggravata giorno dopo giorno. Vedo però maggiore consapevolezza sui problemi: ritengo ci siano gli elementi per spingere verso soluzioni future più originali e di maggior senso civico. Devo però evidenziare polemiche all’interno della città e della comunità che fanno un po’ di tristezza. Voglio però vedere gli aspetti positivi: per quel che mi riguarda all’interno del Tribunale ho avuto grande prova di unione tra la Fondazione e alcune professioni ma anche tra Provincia, Comune e Camera di commercio».

Se dovesse dare un consiglio agli imprenditori pratesi che lei ha imparato a conoscere nei momenti peggiori delle loro storie imprenditoriali, cosa direbbe loro?

«Direi loro di affidarsi ai migliori professionisti: sulla piazza ce ne sono di bravissimi. E di farlo un po’ prima di quanto hanno fatto fino ad ora. Sebbene la legislazione non preveda i cosiddetti sistemi dell’allarme - che sono quelli che dovrebbero far emergere la crisi prima che diventi irreversibile - lo facciano loro. Abbiano l’umiltà di consultare i professionisti prima e di vedere quali sono le soluzioni possibili. Certo non hanno la bacchetta magica però sicuramente tanti errori sono sicuro non si commetterebbero».

Cosa la rende più orgoglioso del suo lavoro a Prato?

«E’ di aver riportato il Tribunale di Prato in una posizione di interlocutore credibile per tutta la comunità. Basti pensare alla riduzione dello stock delle cause arretrate civili per cui siamo passati da una pendenza di 7.400 procedimenti a un’attuale pendenza di 4.300. Significa una durata media dei procedimenti civili di 2 anni e 4 mesi. Siamo balzati ai primi posti nazionali. E sono orgoglioso del grande sviluppo dell’informatica giudiziaria che ci porta a essere uno degli uffici che più applica l’informatica, quella voluta dal Ministero della giustizia. C’è ancora invece da completare la parte che riguarda il penale dove abbiamo carenza di personale e dove vorremmo celebrare molte più udienze di quante se ne celebrano. L’udienza penale però, a differenza di quella civile, esige la presenza dell’assistente di udienza e purtroppo per questo abbiamo dovuto limitarne il numero: io ne avrei celebrato il doppio, anche il triplo rispetto a quelle di oggi. Sarebbe stato sufficiente aver avuto qualche risorsa tecnica in più».

Lascia questa città. C’è un po’ di dispiacere?

«Sicuramente un po’ di dispiacere c’è: questo mio lavoro avrebbe avuto bisogno di essere portato avanti per qualche tempo in più. Non moltissimo, da uno due anni al massimo. Ormai però quel che c’era da implementare è stato implementato e ho grande fiducia che i colleghi che lascio, che hanno un notevole valore tecnico, non faranno rimpiangere la mia partenza. E chi mi succederà avrà la possibilità di continuare un lavoro in tutta tranquillità».

Quando arriverà il nuovo presidente del Tribunale?

«Il bando è già stato aperto ed i termini scadono alla metà di ottobre. Verosimilmente verso febbraio-marzo sapremo il nome del nuovo presidente che si insedierà verso aprile-maggio. Ci vorrà un po’ di tempo e in questo periodo il Tribunale sarà retto dal presidente della sezione penale che è il dottor Ettore Nicotra».

Eccoci alla domanda del sassolino da togliere dalle scarpe. Ne ha qualcuno che le dà fastidio. C’è qualcosa che vorrebbe dire e non le ho chiesto?

«No, ma posso dire che il complimento che più mi ha fatto piacere (ricevuto da un avvocato che frequenta molto poco il Tribunale in prima persona ma molto attraverso i colleghi e i praticanti del suo studio) è stato: “Presidente lei ha ridato dignità a questo Tribunale”. Cosa esattamente significhi non lo so ma a me ha fatto tanto piacere sentirmelo dire».

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