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Appello del vescovo di Prato: “Non chiudete il Monte dei pegni”

Appello del vescovo di Prato: “Non chiudete il Monte dei pegni”

Monsignor Agostinelli denuncia il pericolo di abbandono dei poveri della città che saranno costretti con la chiusura entro il 31 dicembre a rinunciare al riscatto dei loro valori. La replica della BpVi: "Valuteremo le sue parole"

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PRATO. E’ un pensiero ai poveri quello del vescovo di Prato Franco Agostinelli nel giorno di Ferragosto, festa di Santa Maria. E rivolge un accorato appello alla Banca Popolare di Vicenza affinché non chiuda il Monte dei Pegni , luogo dove gli ultimi possono rivolgersi impegnando le loro cose senza essere costretti a disfarsi degli oggetti più cari. Un appello che nasce dalla preoccupazione dei fedeli, arrivata fino in Curia, per l’obbligo entro il 31 agosto di riscattare le “povere cose” delle famiglie in difficoltà. In base alle stime della banca, sarebbero un migliaio le polizze ancora attive, per un importo di poco meno di un milione di euro.

“È recente la decisione di una banca, la maggiore operante nell'area pratese, di chiudere il Monte dei Pegni, mettendo in gravissima difficoltà molte famiglie, già umiliate per aver consegnato le loro povere cose in cambio di un modesto prestito. È ciò che si evince da un "avviso alla clientela in possesso di polizza di credito su pegno" emesso dalla banca lo scorso giugno. Si chiede di riscattare quanto impegnato entro il 31 dicembre, pena la vendita all'asta dei beni stessi. L'eco di questa decisione è arrivato anche in palazzo vescovile, non poche famiglie mi hanno espresso viva preoccupazione, non solo per la fine di un servizio prezioso, ma anche per l'estrema difficoltà che hanno a poter rimborsare il prestito ottenuto. Questo provvedimento, che mi ostino a sperare venga revocato, avrà conseguenze che non esito a definire devastanti, qualora non trovi una risposta corale ed equa da parte della società pratese”.

Il vescovo non indica soluzioni pratiche (ecco cosa accadeva finora) ma si sofferma sulla grave situazione che stanno vivendo molte famiglie di questa città così duramente messa alla prova dalla crisi economica che sta vivendo ormai da anni.

“Da troppo tempo e con grande chiarezza arrivano segnali sempre più preoccupanti e insistiti da una parte crescente di popolazione che vive con grande sofferenza e preoccupazione una situazione di insostenibile povertà materiale e morale, a causa della drammatica mancanza dell'essenziale, del lavoro, della casa, della salute, della giustizia, della solidarietà, della speranza. Il grido di dolore dei poveri, che in tutto il mondo assedia, purtroppo inascoltato, i palazzi del potere, è pienamente avvertibile anche nella nostra realtà locale e giunge anche - non posso ignorarlo - al portone di palazzo vescovile». (L'appello integrale)

La risposta della Popolare di Vicenza non si è fatta attendere. Nel pomeriggio un portavoce della banca ha fatto sapere che, pur non potendo contattare direttamente il presidente Gianni Zonin, che è in ferie, la banca «è sempre stata molto sensibile alle parole del vescovo Agostinelli e di chi lo ha preceduto (cioè il vescovo Simoni, ndr). Per questo il suo messaggio verrà attentamente analizzato e valutato al rientro del presidente, anche perché ci troviamo di fronte a un appello estremamente accorato». Se poi questo significhi anche un ripensamento sulla scelta di chiudere il Monte dei pegni è troppo presto per dirlo.

La chiusura del Monte dei Pegni avrà ricadute profonde anche sulla città. Chi si trova nello stato di necessità non avrà infatti alternative al disfarsi definitivamente delle proprie cose. Il passo più semplice infatti rimane rivolgersi ai Compro Oro che stanno nascendo uno dietro l'altro in città. Due le conseguenze: l'impossibilità del riscatto come invece accade con il Monte dei Pegni e il pericolo di rendere più appetibile il mercato della criminalità: nel 2013 la Finanza ha scoperto il 200% in più rispetto all'anno precedente di trafficanti di metalli preziosi e sequestrato l'86% in più d' oro e oltre il 1.000 per cento in più di denaro di provenienza illecita.

(Il servizio su Compro Oro e Criminalità)

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