Il Tirreno

Prato

I ricchi cinesi di Prato scoprono il Twiga nel fine settimana

di Luca Basile
I ricchi cinesi di Prato scoprono il Twiga nel fine settimana

Hanno preso il posto dei milanesi nel locale di Marina di Pietrasanta, ma quasi solo nel weekend. «Clienti educati e rispettosi». Una tenda costa tra i 250 e i 350 euro al giorno

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PRATO. Una volta c'erano i milanesi: prenotavano per tempo, «mi raccomando, mi dia la tenda sahariana vicino a Marcello Lippi», pranzavano a bordo piscina e ad epilogo del week-end tiravano giù qualche aperitivo di troppo inebriati dalla musica che echeggiava ovunque, cercando, al tempo stesso, di finire fotografati di sbieco con la Belen di turno. Una volta era 10 anni fa.

Oggi, il milanese, dalle parti del Twiga Beach di Marina di Pietrasanta si muove sottotraccia, quasi in apnea: ed è in minoranza. Anche perché il suo posto, in questa estate 2013 declinante nell'umore e nel portafoglio, è stato preso dal cinese. Che poi parliamo dei cinesi-pratesi, colonia che in terra di Versilia, o meglio ancora al Twiga, cala silente e numerosa fra il sabato e la domenica, prenota la solita tenda sahariana - costo giornaliero dai 250 ai 350 euro - non chiede di Marcello Lippi - tanto sanno che è andato ad allenare “a casa loro” - e quando arrivano le ombre serali ha già caricato la macchina e preso l'autostrada per casa. Che il Twiga, venduto da Flavio Briatore a un gruppo di Singapore, sia stabilimento balneare e resort a vocazione internazionale, lo sanno tutti: russi, americani, arabi, messicani. Clienti con disponibilità economiche significative: spendono, bevono, mangiano, si divertono.

C'è chi affitta una tenda, fronte mare, per tutta la stagione arrivando a pagare anche 18 mila euro - i russi - e chi, in particolar modo arabi ed americani, si gode la serata lunga partecipando gaudente alla notte in discoteca. I cinesi no: da qualche mese a questa parte vivono con intensità il Twiga, ma uno o al massimo 2 giorni alla settimana. Dal lunedì al venerdì fanno gli imprenditori nelle confezioni d’abbigliamento di Prato e dintorni, poi, nel week-end, ecco che famiglie, gruppi di amici, coppie, impostano il navigatore su Marina di Pietrasanta. E vanno.

Ma perché proprio il Twiga? Ma perché, come 10 anni fa, era e resta uno status symbol del lusso e appunto dell'apparire, della qualità di un servizio che si fa pagare bene - per pranzare al ristorante si parte da una base, minima, di 50 euro - e perché ancora, fra personaggi da copertina lungo la battigia, volti noti in attesa dei paparazzi, starlette che fanno su e giù per la passerella che si insinua fra la spiaggia, è comunque un vivere da privilegiati di riflesso. Ma non abdichiamo al luogo comune dei “cafonal di ritorno”.

«I cinesi sono clienti molto educati e rispettosi: pagano regolarmente, non sono assolutamente chiassosi o arroganti. Vivono la spiaggia in grande tranquillità. Ed ovviamente apprezzano i servizi che offriamo. E la possibilità di potersi godere - ci spiegano dalle parti del Twiga - una location esclusiva». Riscatto sociale? Affrancamento definitivo dallo stereotipo del cinese che lavora-incassa-e mette da parte? O forse, più semplicemente, la voglia di godersela in uno stabilimento balneare che, ieri come oggi, non è proprio alla portata di ogni anima vacanziera? Chi lo sa: sta di fatto che lo “sdoganamento” è nei fatti. «Meno male che ci sono loro. E i russi: perché gli italiani, latitano. Eccome se latitano» aggiunge un cameriere mentre serve una tavolata con 8 commensali cinesi che sollevano i calici di vino e brindano. Certo, ad un soffio di brezza dalla nicchia festante, transitano stanche su spiaggia, le massaggiatrici, anche loro cinesi, che per 5, massimo 10 euro, si chinano sui corpi rosolati al sole cospargendoli di ogni genere di unguento ed olio. Due mondi che si sfiorano.

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