Il presidio
Da Venezia a Malpensa fino all’epilogo
L’azienda ha portato avanti lavori di grande lustro: Prato ne ha visto però solo i lati peggiori
PRATO. Avevano tentato di tamponare gli effetti delle ingiunzioni di pagamento e delle richieste di fallimento presentate dai creditori chiedendo l’ammissione al concordato preventivo. Un ricorso, quest’ultimo, respinto a inizio anno perché giudicato inammissibile dai giudici del tribunale fallimentare di Reggio - sui quali pendeva peraltro una ricusazione poi respinta - che hanno decretato così il fallimento della Save Group di Montecchio. Un’azienda di Reggio Emilia che aveva avuto grandi lavoricome il Mulino Stucky di Venezia – opera che ha ridato lustro alla sponda sud del Canale della Giudecca - l’aeroporto di Malpensa o il nuovo pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Parma. Un’azienda di prestigio che a Prato si è fatta invece conoscere per i problemi che ha creato e che si sono susseguiti nel periodo in cui ha lavorato all’ospedale. I lavoratori, impiegati presso il cantiere visto «il ripetersi dei ritardi nel pagamento degli stipendi ed a fronte del mancato rispetto dell'accordo sindacale del 30 agosto 2012» hanno scioperato ad oltranza più volte rendendo difficile la gestione del cantiere da parte dell’Asl e di tutti coloro che alla Save group avevano dato credito.Ultimo capitolo di una vicenda infinita è la decisione dell’azienda emiliana di impugnare la sentenza di fallimento davanti alla Corte d’Appello di Bologna per poter evitare il baratro di una crisi che il suo amministratore delegato definisce “paradossale”.
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