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Prato

Il cinese è stato sorpreso alle spalle

Il cinese è stato sorpreso alle spalle

I risultati dell’autopsia: trenta coltellate, le prime mentre era seduto al computer, forse aveva fatto entrare l’assassino

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PRATO. Conosceva i suoi aggressori. Li ha fatti entrare, o comunque per lui non rappresentavano una minaccia, fino a quando non l’hanno colpito alle spalle, selvaggiamente, prima di finirlo in un lago di sangue nel bagno con una trentina di coltellate.

Emerge questo quadro dai risultati dell’autopsia compiuta dal medico legale Alberto Albertacci sul cadavere del cinese di 39 anni trovato lunedì mattina in un Internet point di via Cadamosto, nel cuore di Chinatown.

L’esame autoptico, disposto dal sostituto procuratore Lorenzo Gestri, è stato eseguito ieri pomeriggio dal medico legale e, oltre a confermare alcuni elementi già emersi subito, ne ha aggiunti altri che aiutano a ricostruire un caso comunque difficilissimo da risolvere per gli uomini del vicequestore Francesco Nannucci, capo della squadra mobile.

L’elemento più importante è la possibile posizione della vittima al momento dell’aggressione. Dai risultati dell’autopsia sembrerebbe che il cinese, il cui nome non è stato ancora diffuso dagli inquirenti, fosse seduto davanti a uno dei computer presenti nell’Internet point abusivo.

I suoi aggressori l’hanno sorpreso alle spalle. Non sono entrati di sorpresa, perché in quel posto bisogna farsi riconoscere dalle telecamere prima di essere ammessi. E dunque qualcuno, forse la stessa vittima, li ha fatti entrare. Non è stata un’irruzione. E questo particolare rende meno probabile l’omicidio a scopo di rapina. L’assassino (o gli assassini) è entrato e probabilmente si è trattenuto qualche minuto prima di sferrare l’attacco. Impugnava un coltello molto affilato (anche questo risulta dall’autopsia) e con questo ha inferto i primi colpi.

La vittima è stata raggiunta da alcuni fendenti mentre sedeva davanti al computer e ha cercato rifugio nel bagno, tentando anche di difendersi. In bagno è stato sopraffatto, qui sono state inferte le coltellate letali che non gli hanno lasciato scampo. Difficile credere che nel locale ci fosse solo il trentanovenne il suo assassino. Più verosimile che fossero presenti altre persone, non necessariamente coinvolte nell’aggressione. Sta di fatto che ad oggi nessuno, ufficialmente, si è fatto avanti con gli inquirenti, nemmeno amici e parenti del morto. La polizia sospetta che nel locale di via Cadamosto si giocasse anche d’azzardo, ma i soldi non sono stati trovati. In mano agli inquirenti è rimasto un telefono cellulare. Anche questo, ufficialmente, non è intestato a persone rintracciabili. Un fantasma, come la vittima. E nemmeno le telecamere all’ingresso sembrano poter dare una mano agli investigatori perché si dice che non fossero in grado di registrare, ma servivano solo a vedere dall’interno chi stava per entrare. Una precauzione che non ha salvato il cinese.

Paolo Nencioni

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