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Prato

Omicidio, la vittima era un irregolare

Omicidio, la vittima era un irregolare

Identificato grazie alle impronte digitali. In via Cadamosto forse c’era una bisca, ma non è stato trovato un euro

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PRATO. Un nome da verificare, un telefono cellulare e poco altro. Sono gli elementi in mano agli inquirenti che cercano di dare un nome all’assassino (o agli assassini) del cinese trovato morto lunedì mattina in un Internet point abusivo di via Cadamosto, una traversa di via Borgioli che porta ai giardini di via Colombo.

Intanto un nome, grazie alle impronte digitali, è stato dato alla vittima, anche se il sostituto procuratore Lorenzo Gestri se lo tiene per sé, in attesa di conferme. Il nome è scritto su un verbale di fotosegnalamento della Questura, risalente al 2010, quando il cinese di 39 anni fu trovato senza permesso di soggiorno e intimato a lasciare l’Italia. Un’intimazione ignorata, come accade di solito. A carico di quel nome non ci sono precedenti penali, ma l’utilità dell’identificazione si ferma qui, perché nessun parente o conoscente ha ancora reclamato la salma in attesa di autopsia all’Istituto di anatomia legale.

E in Procura si respira un clima di pessimismo. Il capo della squadra mobile, Francesco Nannucci, è rientrato in anticipo dalle ferie per occuparsi a tempo pieno del caso. Com’è accaduto per altri omicidi cinesi, gli inquirenti hanno l’impressione di trovarsi di fronte a un mondo di fantasmi. Non è stato ancora rintracciato il cinese che ha preso in affitto da un italiano il fondo di via Cadamosto, non è stata ritrovata l’arma del delitto (e non si sa nemmeno se sia una sola). Ci sono un paio di telecamere all’ingresso dell’Internet point, ma forse non hanno registrato immagini.

Ci sono però un paio di elementi che potrebbero acquistare importanza. Il primo è un telefono cellulare trovato nel locale, sul quale gli inquirenti sono abbottonati. Se è della vittima potrebbe fornire spunti interessanti. Il secondo elemento è qualcosa che manca: nell’ufficio non è stato trovato un euro (se si esclude qualche spicciolo in tasca della vittima). Se è vero, come sospetta la squadra mobile, che in via Cadamosto si giocasse anche d’azzardo, non si potrebbe escludere che si tratti di un omicidio a scopo di rapina. Ipotesi rafforzata se venisse provato che la vittima era il gestore di fatto del locale. Di sicuro che voleva entrare in quelle stanze doveva suonare e farsi riconoscere dalla telecamera, e questo porta gli inquirenti a pensare che l’autore dell’omicidio sia una persona conosciuta dalla vittima, quasi certamente un cinese. Che però non ha ancora un nome e chissà se mai lo avrà.

Paolo Nencioni

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