Il Tirreno

Prato

Gramigni parcheggia l’inseparabile bici e chiude la sua Fidias

di Ilenia Reali
Gramigni parcheggia l’inseparabile bici e chiude la sua Fidias

Settantotto anni, cinquantadue passati in fabbrica Uno dei senior del tessile molla. Cassa integrazione per 25

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. L’ultimo giorno per Marino Gramigni, 78 anni, sarà esattamente come il primo trascorso in azienda. Cinquantadue anni fa. Anche se il cuore della sua Fidias, le ramose, oggi battono già un po’ meno. In settimana saranno restituite tutte le pezze e si puliranno le macchine. Poi, dal 12 il portone della storica rifinizione pratese sarà chiuso e la bici Graziella con cui l’anziano imprenditore è abituato a spostarsi in fabbrica, sarà parcheggiata accanto alla porta.

Difficilmente qualcun altro vi salirà sopra per andare a controllare il lavoro. I venticinque dipendenti andranno in cassa integrazione, poi in mobilità, con tutta l’incertezza e le difficoltà di trovare un nuovo lavoro. Lui invece andrà in pensione e a farsi un tagliando al cuore. «E’ una decisione sofferta, molto sofferta», commenta Gramigni. «Ma in questa azienda non c’è un passaggio generazionale e nessuno ha avuto voglia di rilevarla. L’avevo offerta ai lavoratori un anno fa magari potevano creare una cooperativa e anche a mio genero. Ma nessuno se l’è sentita. E li capisco in un momento di difficoltà come questo per il distretto. Io non potevo andare avanti ancora: devo chiudere adesso che sono ancora in forze, dovevo essere io a liquidarla».

Chiudere un’azienda è sempre una scelta sofferta anche nei rari casi in cui si chiude e basta. Senza concordati o peggio, fallimenti.

«Per chiudere senza commissari - è sempre Gramigni a parlare - si deve liquidare quando ancora i conti non sono messi male altrimenti non ci si fa. Io chiudo perché ho quasi ottant’anni perché se fossi stato giovane beh, avrei tenuto aperto anche in mezzo al deserto perché questa fabbrica è stata il mio amore, il mio grande amore».

Un grande amore che è stato in mezzo alla tempesta. E che prima di arrivare ad oggi è passato per più tagli del personale riducendosi, giorno dopo giorno.

«Le aziende come la mia hanno sofferto molto negli anni - rammenta Marino Gramigni - e solo tra il 2011 e il 2012 si sono trovate a dover far fronte all’aumento del metano del 38 per cento e all’aumento dell’energia elettrica del 17 per cento senza contare che in tre anni è triplicato il costo di depurazione dell’acqua».

Essere imprenditore a Prato è difficile ma Gramigni, nonostante sia all’epilogo della sua attività, è ottimista.

«Il distretto sta facendo grossi sforzi per riposizionarsi e mantenere i favori del mercato. Ci sono molti imprenditori giovani che hanno i numeri per andare avanti e stanno lavorando molto bene. Credo che Prato abbia ancora da dare sia per qualità sia per tipologia di servizio. Ed io credo che il periodo peggiore sia passato... Vorrei poter tornare a vedere una Prato rifiorita perché questo distretto ha saputo dare tanto e potrebbe fare ancora se i miei colleghi trovassero una coesione tra loro. Anche le rifinizioni più grandi potrebbero fare molto se facessero accordi tra loro».

Gramigni vorrebbe che i suoi ricordi del passato tornassero realtà.

«Intanto io da settembre, dopo essermi un po’ divertito con la mia passione, la caccia, comincerò a buttare giù un diario con i miei ricordi. Mi piacerebbe scrivere un libro con l’aiuto di qualcuno. Chissà se il mio amico Edoardo Nesi volesse darmi una mano a rimettere insieme 50 anni da imprenditore di Prato».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera