Il Tirreno

Prato

A bordo del treno di quelli del mare mordi e fuggi

di Carlo Bartoli
A bordo del treno di quelli del mare mordi e fuggi

La domenica diversa sul treno multietnico di chi scappa dalla città rovente per godersi una giornata di refrigerio sulle spiagge della Versilia

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PRATO. La sagoma del muso del Vivalto, il treno regionale a due piani che conduce in Versilia, si affaccia all'orizzonte e il popolo del mare mordi e fuggi, del bagno a tutti costi, della domenica in-città-non-ci resto-neppure-se-mi-legano si riscuote dal torpore mattutino e un'onda piccola piccola di eccitazione si propaga lungo il marciapiede della stazione.

Domenica mattina, ore 8,31, a occhio saranno già 28 gradi, l'umidità incombe, come la leggera coltre grigiochiara che appanna appena il disco rovente del sole. La voglia di refrigerio è forte, così come l'impulso di scappare da una città trasformata in deserto rovente di asfalto.

Il Vivalto finalmente si arresta alla stazione di Prato centrale. Meglio sarebbe, però, chiamarla Central Prato: un paio di famigliole slave si guardano intorno e non sembrano a proprio agio, si sentono stranieri in questo treno che porta a un mare che sembra più vicino a Pechino più che a Prato tanti sono i cinesi a bordo. Non molti gli italiani, una spruzzata di nigeriani e senegalesi, qualche albanese in mezzo al China people per un treno multietnico alla rovescia.

Qualche gruppetto di ragazzi pratesi prende d'assalto il treno e si sparpaglia per i vagoni, senza fretta: le carrozze sono semivuote, l'aria condizionata funziona e c'è solo l'imbarazzo della scelta. Tra Firenze e Sesto sono saliti quattro gatti e solo a Prato comincia a popolarsi. E allora, ci si sistema di sopra o sotto, in testa o in coda? Si dà un'occhiata allo smartphone, si aggiorna Facebook o si tirano fuori tabellone e dadi per farsi una partitina al gioco di società?

Il mare è ancora lontano: ci sono altre sette fermate e un'ora e venti di viaggio prima di arrivare e quindi ci si organizza. C'è anche chi si è alzato all'ultimo tuffo e non ha avuto tempo per la colazione, ma ha saputo organizzarsi, tira fuori le tovagliette e si apparecchia: succo di arancia e croissant, Philadelphia, marmellatine.

Si parte e c’è appena il tempo per sentir scuotere il convoglio che ci si riferma, siamo a Porta al Serraglio e si conferma l'incontenibile voglia di mare di tanti cinesi di Prato. O almeno così sembra: difficile ottenere conferme attendibili, Viareggio sembra essere un inestricabile scioglilingua da cui trarsi d'impaccio prima possibile.

Il treno non è zeppo c’è modo di sistemare senza problemi le biciclette di chi vuol trovarsi la spiaggia più adatta senza affidarsi agli autobus di Viareggio. C’è una carrozza dedicata alle due ruote, ma un paio di coppie cinesi preferiscono sistemare le biciclette nel vagone. A portata d’occhio, non si sa mai, tanto il controllore non si vede. Pistoia arriva presto e la composizione etnica si riequilibra. Spunta qualche chitarra e, per un inaspettato amarcord, pure un radioregistratore, perché l’IPod è indispensabile, ma la musica a tutto volume è un’altra cosa, soprattutto se, bucato il Serravalle, si avvicina Montecatini e si comincia, o almeno ci piace pensarlo, a sentire odore di salmastro.

Tra Montecatini e Lucca ci sono quattro fermate, due all’ombra del Tettuccio, poi Pescia e Altopascio. Più che un treno sembra una corriera d’altri tempi, ma nessuno se ne accorge. Ormai è tutta discesa fino al mare. Qualche cinese scende a Lucca, ma la colonia asiatica resta coesa e compatta: la destinazione è proprio la Versilia. Quando, finalmente, il treno si arresta la frenesia di scendere contagia tutti. Chitarre e tavole da surf, biciclette e mangianastri, mazzi di carte e parole crociate, freesbee, palloni e creme da sole: quelli del mare mordi e fuggi, del bagno a tutti costi, della domenica in città-non-ci-resto-neppure-se-mi-legano sono armati di tutto punto. Agguantano i sacchetti del supermercato con le vivande per la giornata e hanno una fretta matta e così, dalle porte del treno, sciama fuori un’ondata di incontenibile allegria.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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