Il Tirreno

Prato

Ci vuole coraggio per continuare a investire in cultura

di Giulia Stefanini
Ci vuole coraggio per continuare a investire in cultura

Bruno Mari, numero due di Giunti editore analizza il fenomeno pratese alla luce della crisi dei mercati

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «L'apertura di nuove case editrici, o di nuove librerie, è senza dubbio un segnale incoraggiante che fa guardare con fiducia al futuro, perché significa che esistono ancora fattori significativi in grado di favorire l'aumento della lettura e intercettare nuove fette di pubblico». A parlare è Bruno Mari, vice presidente di Giunti Editore che commenta la nascita - a Prato - di tre case editrici, a pochi mesi di distanza l'una dall'altra.

Un fenomeno in controtendenza se si pensa alla crisi che sta attraversando il settore librario. I dati registrano un calo di quasi venti punti percentuali sulle vendite dei libri: la flessione più importante nella storia dell'editoria. E se è vero che a Prato hanno chiuso due librerie storiche, non solo c'è chi resiste, ma anche chi investe in cultura. E ci crede.

Nel gennaio 2012 un gruppo di donne ha fondato la casa editrice Farnesi editore. Un anno dopo, a gennaio 2013, è nata la casa editrice Spazi umani immaginati di Brhan Tesfay. A giugno, la scommessa dell'ex professore Leonardo Bruni che ha aperto la cattolica Quinto evangelista.

Intraprendenza o incoscienza? «Sicuramente un atto di coraggio», commenta Mari. «Il momento è estremamente delicato: l'editoria sta attraversando una crisi molto pesante in cui il calo delle vendite è vicino al 20%: il dato più drammatico della sua storia. Nel 2012 la flessione è stata superiore al 10% e i dati di quest'anno ci dicono che stiamo perdendo un altro 5% sulle vendite dello scorso anno». Aprire una casa editrice in un momento in cui il mercato dei libri è in fortissima contrazione è comunque un segnale che «fa piacere, ma non dà garanzie di un futuro sicuro». Non nasconde prudenza e rammarico, Mari, per l'andamento del mercato dei libri, ma prova ad essere ottimista: «Faccio tanti auguri e grandi complimenti a chi, coraggiosamente, decide di intraprendere un'attività di grande impegno e valore come la diffusione del sapere, ma esprimo forte preoccupazione sulle possibilità di successo».

E' curioso notare che la crisi dell'editoria, iniziata nel 2011, non ha coinciso con la crisi economica del paese. «Il mercato editoriale fino al 2011 non è stato sfiorato dalla crisi - va avanti Mari - anzi, ha raggiunto risultati straordinari: "negli anni d'oro (dal 1990 al 2010) il consumo dei libri è quasi raddoppiato». Secondo il numero due di Giunti, il picco delle vendite è dovuto a due fattori: la crisi economica e il passaggio al digitale. «Gli editori avrebbero preferito non affrontarlo in un periodo così negativo».

L'Italia paga lo scotto di avere indici di lettura molto bassi: il 48% delle persone dichiara di leggere solo un libro all'anno. I lettori forti si fermano al 5%. Per sopravvivere alla crisi, «occorre anche rivedere la struttura dei costi e calmierare i prezzi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web