Il presidio
Quando ci sarà la vendita vogliamo farci trovare pronti
PRATO. Quando ci sarà l’asta della Fattoria Medicea loro vorranno farsi trovare pronti. Pronti per partecipare, s’intende. Loro sono i trecento soci, al momento, del comitato “Salviamo la Fattoria...
Quando ci sarà l’asta della Fattoria Medicea loro vorranno farsi trovare pronti. Pronti per partecipare, s’intende. Loro sono i trecento soci, al momento, del comitato “Salviamo la Fattoria Medicea”, di cui Roberto Dei è presidente e Simone Tripodi il vicepresidente. Il comitato si è costituito lo scorso febbraio proprio nel tentativo di recuperare alla collettività un edificio che versa in stato di malinconico abbandono. «Il nostro obiettivo - chiarisce Dei - è quello di dare vita ad un sodalizio pubblico-privato in grado di recuperare questo edificio che per Prato, ma non solo, riveste una notevole importanza storico-artistica. Noi confidiamo - continua Dei - sul fatto che l’amministrazione comunale abbia più volte, attraverso le parole del sindaco Cenni, del vicesindaco Borchi e dell’assessore Beltrame, espresso la ferma volontà di non ripetere gli errori del passato. La destinazione della Fattoria Medicea dovrà restare quella prevista dal piano Secchi e dal nuovo piano strutturale: ovvero turistico-alberghiera. Di frazionamenti, insomma, non se ne deve più parlare». Il sogno del comitato Salviamola Fattoria Medicea, che sta lavorando per costituire una cooperativa, è quello di poter trasformare l’edificio in un museo della cultura contadina o una fattoria didattica. A garantire eventuali proventi potrebbe essere un agriturismo. Idee che potrebbero entrare in sintonia con gli obiettivi degli enti pubblici. «Ci sono molti imprenditori interessati a questa operazione» assicura Tripodi.
Lo scoglio più grosso, ovviamente, è rappresentato dall’importo della base d’asta. Si è ipotizzato che possa oscillare fra i 10 e i 20 milioni, ma in realtà potrebbe essere anche una cifra molto inferiore. E su questo confida il comitato.
L’edificio, 20mila metri quadri coperti, necessita di una pesante opera di restauro e senza un reale e concreto ritorno in termini economici, è difficile immaginare che in tempi così duri per il settore immobiliare possa invogliare qualche privato. Mai dire mai, comunque. (g.c.)
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