Il Tirreno

Prato

Esche avvelenate sul Montalbano, l’atroce morte di Matilde

di Giovanni Ciattini
Esche avvelenate sul Montalbano, l’atroce morte di Matilde

La denuncia di Alessandro Panzani proprietario di due cani. «Attenzione, c’è chi lascia in giro bocconi alla stricnina: un mio cane è morto, l’altro è stato salvato per miracolo»

3 MINUTI DI LETTURA





CARMIGNANO. Matilde aveva quattro anni e mezzo. Era un cane meticcio adottato da Alessandro Panzani che abita nella zona di Spazzavento. Era la “sorella” maggiore di Brita, una cucciola di pastore tedesco. Ora Matilde è morta, uccisa da un boccone avvelenato dopo quattro giorni di atroci sofferenze. Nel suo stomaco è stata trovata pelle di coniglio insieme a tracce di fosfuro di zinco. Brita, anche lei rimasta avvelenata, invece ce l’ha fatta. La veterinaria di Seano è riuscita a strapparla alla morte. I fatti risalgono a quindici giorni fa. Alessandro Panzani ora ha deciso di denunciare tutto pubblicamente, dopo averlo fatto attraverso la Polizia provinciale di Prato e Pistoia e il Corpo forestale dello Stato, non solo per mettere al bando gli avvelenatori di cani e gatti che si aggirano sulle colline del Montalbano, ma per invitare i proprietari di animali domestici a stare in guardia. E soprattutto a denunciare i casi di avvelenamento. Ecco la sua storia.

La fine di Matilde. «Il caso di avvelenamento è avvenuto tra il Comune di Carmignano e Quarrata, precisamente sulla strada di confine, strada bianca protetta (via Fontemorana) tra Spazzavento e Colle di Quarrata, - racconta Panzani - una strada percorsa di frequente i sabati e domeniche da persone con cani al guinzaglio, bambini, cavalli. Il 18 luglio i miei due cani sono usciti dalla proprietà recintata passando sotto la rete. Un’assenza di pochi minuti, sufficienti però per fargli inghiottire i bocconi avvelenati. Matilde, buonissima e affettuosa (mi svegliava la mattina avvicinando il suo muso al mio viso), è morta tra il 20 e 21 luglio tra indicibili sofferenze. L’autopsia eseguita all’Istituto zooprofilattico di Scandicci non ha lasciato dubbi: avvelenamento da esca avvelenata: una pelle di coniglio o lepre è stata infarcita di sostanze terrificanti quali fosfuro di zinco, stricnina e altri veleni che si trovano tranquillamente o quasi in commercio. Ringrazio la veterinaria Rita Carta dell’ambulatorio medico di Seano che ha fatto il possibile, riuscendo a salvare Brita, che probabilmente aveva ingerito meno veleno».

L’appello. «Noi abbiamo fatto tutte le denunce come vuole la legge, purtroppo molti non lo fanno. Non denunciano, piangono i propri animali ma qualche motivo o non denunciano a tutto vantaggio di chi (non importa se sia un cacciatore o un agricoltore), usa questa pratica barbara ed orribile per avvelenare volpi, faine, falchi, donnole, gatti o cani, tutti possibili predatori della cacciagione di terra, lepri o fagiani, oppure possibili aggressori di pollai. Voglio ricordare che la fauna selvatica è protetta dallo Stato, è espressamente vietato diffondere veleni dalle legge sulla caccia e dalle leggi sanitarie. Sono previste ammende fino a 1549,37 euro e reclusione da sei mesi a tre anni. Contro il maltrattamento e l’uccisione di animali è in vigore la legge 189 del 2004».

«E’ difficile che questi avvelenatori si riescano a prendere - prosegue Panzani - ma forse facendo un po’ di rumore riusciremo a mettere paura a chi si macchia di un simile reato. occorre sensibilizzare anche i sindaci della zona perché mettano cartelli nelle zone a rischio. Il pericolo non riguarda solo cani e gatti: anche i bambini potrebbero venire inavvertitamente a contatto con simili veleni che riescono ad essere letali anche solo “leccandosi le dita” dopo aver toccato qualcosa di “strano”. In alcune esche avvelenate è stato rinvenuto perfino il cianuro».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera